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La Poderosa.

un nome importante per una semplice bici.. sicuramente la fa entrare di prepotenza nell’olimpo dei miti.. ma per farlo ne dobbiamo fare di strada noi due.
oggi abbiamo fatto un piccolo passo e forse ci vorrà una Poderosa II per farne altri ben più importanti, ma facciamo le cose piano piano, senza fretta e senza correre.
oggi di correre proprio non se ne è parlato, non vale il tratto in treno…
il problema più grosso non é stata la salita o il dislivello, circa 300 metri, ma l’altitudine: partire da 1300 ed arrivare a 1600 è dura.. per l’aria, per il sangue e per il cuore..
ho fatto dei tratti a piedi, non me la sentivo di forzare così tanto la prima volta, altri li ho fatti con lei; abbiamo faticato ed arrancato per quasi sei km.
con i polmoni che cercavano aria ed ossigeno, abituati ad un’altitudine di zero metri, non è facile (almeno non per me) il cuore che pompava sangue ed i muscoli delle cosce che in alcuni momenti chiedevano pietà.
il rapporto era 1 a 1e abbiamo fatto pezzi che non pensavo, come i primi due tornanti o la rampetta dopo gli Issard.
ci siamo fermati a tirare il fiato, a far scendere un po’ il ritmo del cuore e sciacquarsi la bocca con acqua fresca…
l’ultimo pezzo l’abbiamo affrontato assieme arrivando sul ponte in sella..
e son soddisfazioni, piccole e forse insignificanti per qualcuno, ma io ne sono fiero; di lei e di me, per quello che abbiamo fatto e per tutti gli altri chilometri che faremo assieme.

ed un giorno la mia prima Poderosa entrerà e rimarrà tra i miei miti..

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