c’é musica, la gente parla a voce alta tranne noi.
siamo in silenzio con i bicchieri di birra, una bionda tu e una scura io, mezzi pieni; non ti guardo negli occhi, non ce la faccio e rimango a fissare le tue dita dalle unghie curate e rosse di smalto.
ha lo stesso colore delle ciliegie e quando le muovi le seguo come ipnotizzato.
– ehi – mi dici muovendo la mano come si fa con qualcuno che è rimasto incantato.
mi mordo un labbro e traccio disegni sul bicchiere.
– come sei silenzioso stasera… – prendi il tuo bicchiere e bevi un sorso di birra – uhm mi fai assaggiare la tua? –
spingo il boccale verso di te, scivola bene sul legno del tavolo.
– antipatico – mi dici, alzo leggermente la testa e vedo le tue labbra che formano un sorriso mentre avvicini il bicchiere alla bocca.
sorrido e conto fino a tre.
alzo la testa e tu hai gli occhi chiusi mentre bevi, ti stai gustando la mia birra scura e posso guardare le tue ciglia lunghe.
poggi il bicchiere sul tavolo ed apri gli occhi, mi sorridi ed io cado.
cado nei tuoi occhi profondi, lo sapevo ma sono rimasto lì ad aspettare che si aprissero.
vedo le tue labbra muoversi, ma vedo solo i tuoi occhi e tutto il resto è sfocato.
sbatto le ciglia ed il contatto si perde.
– tutto bene? –
ora sono preparato, solo una vertigine mi fa girare la testa ma non cado.
– si tutto ok.. – ti dico – colpa della birra.. –
– è buona.. – dici tu tenendo tra le mani il bicchiere – ma è quasi finita… –
– ne vuoi prendere un’altra? – ti chiedo assaggiando la tua.
– piccola però.. –
– ok – mi alzo – chiara o scura? –
– scura.. –
– lo sai che poi sparlo.. –
– magari.. – dici guardandomi da sotto le ciglia – stasera sei così taciturno.. –
– arrivo – vado al bancone ad ordinare una pinta di Guinness.
c’é coda e intanto penso a te che mi aspetti al tavolo, penso davvero di essere fortunato.
tornando indietro mi soffermo a guardarti da lontano, hai il cellulare e stai scrivendo un sms; chissà a chi stai scrivendo, sorridi appoggiandolo sul tavolo.
vibra la tasca.
“ti sei perso?:)”
sorrido come uno stupido e poi ti raggiungo al tavolo.
– ma non doveva essere piccola? –
– aveva finito i bicchieri… –
– che scemo… – dici finendo con un sorso la tua.
mi siedo ed affronto il tuo sguardo.
– che c’é? – mi chiedi aggiustandoti i bei capelli color cioccolato fondente.
– ora sto meglio – ti rispondo alzando il bicchiere.
– stasera sei strano.. –
– davvero? –
– si – prendi il bicchiere dalle mie mani e le nostre dita si toccano, un contatto breve ma che mi da una leggera scossa.
come una spinta.
bevi ed abbassi la testa.
– posso chiederti una cosa? –
– posso avvalermi della facoltà di non rispondere? –
– assolutamente no.. – rispondi con fermezza.
– ok – riprendo il bicchiere – credo di aver bisogno di un sorso di birra – bevo – ho la gola secca.. –
tolgo la schiuma dalle labbra con il dorso della mano.
– come stai? –
passo il pollice sul bordo del bicchiere e sorrido, poi ti guardo negli occhi.
– bene –
– sicuro? – allunghi una mano sul tavolo, ma non ci sfioriamo e le nostre mani inscenano una danza sulla superficie di legno scuro ed intarsiato da decenni di scritte.
è come se si studiassero, prendendo le distanze e cercando di seguire il ritmo dell’altro.
– no – ti rispondo guardando i tuoi anelli ed i tuoi braccialetti – non sono per niente sicuro –
– ah –
– non sono sicuro di niente.. tranne che di una cosa.. –
– posso domandarti quale? –
– tanto lo faresti lo stesso.. –
– dai.. –
– l’unica sicurezza che ho è che non si può.. –
– già – lo dici quasi con dispiacere.
bevo, stasera ho voglia di sentir girare la testa e non solo grazie ai tuoi occhi.
– sai come la penso in merito.. –
– niente casini.. –
– giusto.. niente casini.. – bevi un sorso anche tu.
– vado a prenderne un’altra –
– sicuro? – domandi inclinando il bicchiere verso le labbra rosse come ciliegie mature.
– sicuro.. tanto mica guido io… –
bevi guardandomi negli occhi, i tuoi occhi trasmettono come dici tu, ma non ho ancora capito bene cosa…
vorrei chiedertelo, magari dopo un’altra birra.
mentre vado verso il bancone mi dico che io non sono un tipo che beve, che si sballa con l’alcool.. mi piace solo la sensazione di leggerezza che da, quella giusta ebrezza che scioglie la lingua e lascia fluire i pensieri.
le mani non tremano, riesco ancora a camminare senza barcollare e non rovescio nemmeno una goccia di birra tornando al tavolo.
sei al telefono quando mi siedo, ti scusi con un cenno della mano e ti alzi per uscire ed andare a parlare.
mi siedo al tuo posto almeno posso vedere quando rientri senza girarmi ogni cinque secondi.
mi verrebbe voglia di incidere con una chiave la data di oggi, ma non sono più un ragazzino di 16 anni.
gioco con i sottobicchieri, li faccio girare dando un colpo con un dito e tenendolo con l’indice dell’altra mano.
verde e oro.
mi passo una mano tra i capelli cercando di immaginare il resto della serata..
opzione A: rientri e mi dici che devi tornare a casa.
opzione B: rientri, ti siedi e continuiamo a parlare poi ognuno per la sua strada.
opzione C: rientri, ti siedi..
– eccomi scusa.. – dici sedendoti.
fantastico, non ti sei nemmeno accorto che è rientrata e ti sei perso il suo vestito svolazzante.
idiota.
– tutto ok? – chiedo passandoti il bicchiere nuovo – devi tornare a casa? –
– tutto ok e non devo tornare a casa –
sorrido, opzione A esclusa.
– sei contento? –
– si.. mi piace la tua compagnia.. –
– la birra sta iniziando a fare il suo effetto? –
– uhm – finisco l’ultimo sorso – possibile, se sparlo fermami pure… –
– non ci penso nemmeno… sono curiosa.. –
– uhm.. non credo ci sia niente da sapere in più di quanto già non sai.. –
– davvero? – mi domandi avvicinandoti, il tuo profumo mi avvolge, socchiudo gli occhi e lascio per un attimo che la testa sia vuota totalmente e si riempia delle tue sensazioni.
– no.. – ti rispondo – ti concedo tre domande.. –
– qualsiasi? –
– posso rifiutarne due… –
– quindi rispondi ad una sola? –
– no sempre a tre.. –
– interessante.. –
idiota.
a che gioco stai giocando? mi domando giocando con il bicchiere vuoto.
bevi un po’ di birra e poi ti metti comoda sulla sedia, sembri un detective dell’FBI.
o comunque un detective di un telefilm americano, dove la protagonista è una donna bellissima che alla fine trova sempre il modo di far confessare il colpevole.
– qualsiasi domanda? –
– si.. –
– sei innamorato? –
rischio di soffocare per colpa della saliva, do un colpo di tosse e poi ti guardo.
– pensavo non iniziassi subito così –
– che fai, rispondi o passi? –
bevo un goccio di birra, annuisco.
– rispondo: no –
– bene –
sorridi.
– seconda: come stai? –
– ti basta bene o male o anche tutto quello che ci sta dietro? –
– intanto rispondi… –
– male –
rimani un attimo in silenzio, abbassi lo sguardo.
– mi spiace.. –
– non è mica colpa tua – cerco di rassicurarti avvicinando una mano alle tue; mi tengo a distanza, toccarti mi farebbe male anche se desidero sentire il calore della tua pelle.
– non volevo che si arrivasse a questo… –
– nemmeno io – bevo – ma ci sono cose che sfuggono al nostro controllo, cose che più cerchiamo di mantenere distanti da noi, più ci fanno impantanare.. –
– ti senti impantanato? –
– è la tua terza domanda? –
– no… era per sapere come ti senti.. –
– no impantanato è un brutto termine per definire la situazione in cui mi trovo.. –
mi passo la mano sul mento, cerco di assumere una posa da divo…
che scemo, sorrido.
– più che altro disorientato.. –
– cioé? – tocca a te bere stavolta.
– si insomma.. tu sei intelligente, bellissima ed affascinante, hai i miei stessi interessi, c’é un’intesa che non ho mai provato prima e che non sapevo nemmeno si potesse provare.. – prendo fiato mentre tu sorridi.
– sta iniziando a far effetto la birra? – mi chiedi guardandomi negli occhi.
– non so.. so solo che con un tuo sguardo potresti farmi cadere –
– cioè? –
– credo tu abbia finito le domande.. –
– su rispondi.. – ti avvicini al tavolo appoggiando i gomiti – dai.. –
– hai uno sguardo intenso, alle volte così intenso che mi fa sentire come in un vortice… ed é proprio in quel momento che vorrei non distogliere lo sguardo ma perdermici fino a non ritrovarmi più.. –
non rispondi, abbassi lo sguardo sul bicchiere ed accarezzi con le dita il bordo sporco di schiuma.
– anche ora? – mi chiedi guardandomi.
non rispondo, assaporo ogni secondo del tuo sguardo, esploro la profondità dei tuoi occhi perché stavolta non voglio tornare indietro.
tu sostieni il mio sguardo, muovi gli occhi nei miei ed io nei tuoi..
– dio.. quanto sono profondi.. – mi accorgo di averlo sussurrato.
– quanto? –
– non lo so… è difficile dirlo.. e non so quanto posso restarci senza perdere la strada per tornare indietro.. –
– torna indietro… – dici tu con dolcezza.
– cosa vedi? –
– ora fai tu le domande? – distogli lo sguardo e respiro.
– si.. –
– non è facile.. – cominci a dire – anche il tuo sguardo è profondo, ma sai che non posso andare tanto in là.. sarebbe come avventurarsi in mare aperto.. –
– paura di affogare? –
– paura di non saper tornare indietro.. –
– capisco –
bevo un po’ di birra.
– che casino.. – ti dico.
– ed io… –
– e tu non vuoi incasinarti.. – termino la frase per te, sorridi.
ti prendi la testa tra le mani e la scrolli come per schiarirti le idee.
– tutto ok? –
– si si.. – prendi fiato – posso continuare? –
– si.. la birra è quasi finita.. –
– non è il caso di prenderne un’altra –
– no direi di no.. –
– cosa vuoi? –
– uh.. – mi tiro su – che domanda difficile a cui dare una risposta.. –
– ok.. cosa vorresti che facessi –
– tu? –
– si.. – mi guardi con intensità.
non so cosa risponderti, o meglio lo so benissimo ma non si può.
– la verità… – aggiungi appoggiando le mani sul tavolo.
– come sapresti che sto dicendo la verità? –
non rispondi.
– e poi non è detto che ci sia un’unica verità… –
– vero… – bevi – ma chissà perché sono sicura che mi diresti l’unica verità.. –
– hai una penna? –
– si, passami la borsa.. – prendi la penna e io rubo un foglietto per le ordinazioni.
– ti ricordi che tempo fa hai scritto una frase di maupassant? –
– quella sulla parola che abbaglia e inganna? –
– si, perché gli occhi seducono e le labbra piacciono… –
– ma le parole nere sulla carta bianca sono l’anima messa a nudo.. –
– si – finisco di scrivere e piego il foglio in quattro.
– cosa c’é scritto? – mi chiedi con curiosità.
– la mia verità.. – ti rispondo con un sorriso.
– posso? –
ti passo il foglio, esiti un attimo e poi tenendo i gomiti sul tavolo lo apri davanti agli occhi, posso solo vedere le tue unghie rosse e le tue labbra.
hai le labbra semichiuse e si muovono leggendo e rileggendo quelle dieci parole.
lo pieghi con cura.
– devo risponderti? –
– a questa domanda non rispondo – ti dico appoggiandomi allo schienale.
ti alzi in piedi e mi sorridi, prendi le tue cose, finisco la birra e ti seguo.
paghi tu e poi usciamo.
non dici nulla e ti metti il casco, accendi la vespa e mi guardi.
– allora?sali? –
mi metto il casco e salgo, continui a stare in silenzio ed io appoggio il mento alla tua spalla e ti guardo il profilo.
non so dove stiamo andando, il cielo é stellato, tu guidi e il vento mi manda il tuo profumo ed io sono già felice; costeggiamo il mare e la luna manda riflessi d’argento sul mare calmo.
rallenti e ti fermi davanti al mare: due passi e siamo in spiaggia.
rimango in piedi fermo mentre tu ti togli le scarpe e ti avvii verso il mare.
poi mi fai cenno di avvicinarmi.
– dimmelo con le tue parole e coi tuoi occhi… – mi sussurro all’orecchio sinistro.
– vorrei uscire portarti sulla spiaggia e baciarti sotto le stelle.. –
e poi il mondo sparisce in un vortice di profumi e colori…

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