uno dei primi ricordi di me “scrittore” risale alle scuole elementari.
era un tema sull’autunno, credo scrissi una mezza pagina di quaderno parlando delle pozzanghere e delle foglie gialle.
mi sembrava un buon lavoro, descrittivo ma non eccessivamente prolisso… ma la maestra non fu dello stesso avviso, non mi diede un cattivo giudizio (all’epoca i voti non esistevano) ma fu a suo modo critica nel lamentare una sintesi estrema, non svolsi il tema analizzandolo in tutte le sue sfaccettature.
ci rimasi male, questo lo ricordo bene.
in fin dei conti l’autunno, per un bambino di 7/8 anni a quei tempi, era davvero fatto di pozzanghere e foglie gialle che cadevano dagli alberi.
non avevamo cellulari o videogiochi portatili da portarci dietro, e a casa ci aspettavano i compiti e forse un po’ di tv prima di cena.
quindi, a mio modo, descrissi l’autunno con i miei occhi.
poi, il vuoto.
temi di storia, analisi di frasi di Tizio Caio e Sempronio e temi d’attualità.
la furia scrittrice, quella che mi pervade alle volte e mi fa scrivere di getto, senza quasi pensare seguendo il flusso rapido dei pensieri non si fece mai sentire.
forse imbrigliata dalle maglie della criticità scolastica.
la scuola ti insegna a criticare le stesse cose da anni, ne parlavo con una lettrice del mio blog: ti propinano da anni gli stessi autori senza guardarsi minimamente in giro.
seguono un programma, ma alle volte è inadeguato.
io spero che le cose,un poco, siano cambiate; che maestri e professori indichino nuovi maestri e nuovi modi di scrivere.
abbiamo bisogno di gente che non sia conformata ad uno stile fermo a cinquant’anni fa.
la storia cambia, la geografia si rivoluziona ma la letteratura rimane sempre ferma.

ecco, la furia un poco si è presa possesso di me e ha fatto uscire un po’ di parole, una dietro l’altra.
non desideravo parlare di temi e scuola, ma è bastato un ricordo ed è partito tutto quanto il meccanismo.
come la madeleine di Proust.
é che, alle volte, mi pare di assaggiare la madeleine di qualcun altro e scrivo furiosamente, una parola dietro l’altra in maniera automatica.

tutto bene, se non che la furia sparisce quando sono fermo, immobile in casa davanti al pc.
si, non riesco a scrivere; anche adesso sto camminando in un negozio perché se sto fermo non mi esce niente.
avrò un meccanismo interno che appena sente il movimento accende il neurone che mi fa scrivere… davvero non so capacitarmi.

forse vengo preso dalla furia perché sa (lei) che non ho altro modo di scrivere…

credo.

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