lascio che siano i miei piedi a decidere dove portarmi.
l’acqua della fontana é ghiacciata, la piazza è spazzata dal vento freddo che adesso viene giù dalle montagne bianche di neve.
la gente affretta il passo per tornare a casa, al caldo.
io me la prendo comoda.
guardo il cellulare: nessun messaggio o chiamata.
mi godo le vetrine natalizie, i bimbi che si fermano davanti ai giocattoli preferiti con la bocca aperta dalla meraviglia.
ammetto che sono pochi a rimanere meravigliati da un trenino elettrico o dai peluches di cani e gatti che non abbaiano miagolano e non sbattono gli occhi in maniera vacua.
ma qualcuno c’è; io sono uno di quelli.
mi fermo ad osservare un papà che tiene sollevata la figlia per farle vedere meglio il trenino che si inerpica tra montagne bianche dove piccoli omini scendono con gli scii ai piedi, congelati nell’attimo di affrontare una curva o cadere per terra.
e lei guarda tutto, osserva ogni minimo particolare e la fa suo; lo custodirà nel suo cuore per gli anni a venire e quel ricordo la scalderà nei momenti difficili che avrà.
mi accorgo che tu sei come quella piccola bimba: avida di sapere e di conoscere cose nuove, ma quell’avidità curiosa, propria dei bambini, che ti rende adorabile ed intelligente.
sorrido, il vetro rimanda il mio riflesso tra luci di Natale e le macchine che passano lungo la strada.
il papà e la bimba se ne vanno quando i trenini iniziano a fermarsi.
il vento è calato, ma l’aria rimane fredda, e cambia odore.
guardo il cielo, oltre le luci della città, è bianco.
arrivano i primi fiocchi, scendono giù rapidi e piccoli.
mi infilo il berretto di lana che mi hai regalato tu.
– ma non hai freddo alla testa? – mi chiedesti davanti ad una tazza di the verde.
– si un po’, ma sopporto –
– uhm non fa mica bene prendere freddo alla testa – mi guardavi con dolcezza quasi materna – finiamo il the e poi andiamo a comperarti un bel berretto di lana caldo –
– me lo compri tu? –
– certo! – rispondesti tu con gioia – un bel berretto di lana con le orecchie da gatto! –
ti guardai con sospetto, c’era poco da scherzare con te.
– ti fidi? –
– posso scegliere almeno il colore? –
– uhmm vedremo –
poi il tuo viso sparì dietro la tazza e rimasero solo i tuoi occhi profondi da guardare.
scegliesti un berretto con i lacci da stringere sotto il mento in modo da non perderlo con il forte vento di mare; lo indossai subito e mi facesti una foto ridendo come una matta.
risi poi anch’io guardando la foto sul telefonino.
mi avvio verso il porto infilandomi nei vicoli stretti; i negozi stanno chiudendo e la neve aumenta, mi calco per bene il berretto in testa e tiro su il bavero della giacca.
tu starai ancora lavorando seduta alla tua scrivania, ti immagino mentre lavori al computer con una tazza di caffè bollente affianco.
ti penso e sorrido, mi viene così naturale farlo che ormai non me ne meraviglio più.
così facendo cerco di spiegarmene il motivo, sarà davvero che mi sto innamorando di te?
o mi sto innamorando della tua mente senza confini e assetata di conoscenze?
o mi sto innamorando dei tuoi occhi così profondi e lucenti, tanto che alle volte non riesco a sostenerne lo sguardo per paura di non poter più tornare indietro.
e non sai le volte che, davvero, avrei voluto lasciarmi andare per non tornare indietro.
fatto sta che qualcosa sta cambiando.
la neve ora, dopo qualche minuto di tormenta, inizia a cadere lieve ma incessante su tutto.
trasforma le cose al suo tocco, le vela di magia e mi fermo spesso ad osservare come i fiocchi si sommino l’uno sull’altro cambiando l’essenza stessa degli oggetti che toccano.
bidoni della spazzatura si trasformano in colonne bianche in stile dorico.
ormai non c’è più nessuno per strada, i vicoli sono vuoti e silenziosi e risuonano i miei passi sulla neve bianca.
mi ricordano quando ero bambino ed andavo in montagna coi miei, quel suono scricchiolante della neve significava vacanze e festività.
significa l’avvicinarsi del Natale, delle cene coi parenti e dei regali.
adesso, cresciuto, cerco di ritrovare quelle sensazioni ma sono sepolte nel fondo della mia memoria.
forse quest’inverno qualcosa ritorna a brillare.

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