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notte, come quella che ormai è scesa sulla città accompagnata dalla neve che continua a venir giù senza sosta.
allungo il giro, anche se una meta non ce l’ho, cammino pensando a te.
guardo il cellulare, coi guanti rischio mi cada per terra.
un nuovo messaggio.
– dove sei? –
mi guardo attorno.
– boh?! –
– come boh?! – rispondi velocissima c
– eh, devo aver girato dalla parte sbagliata all’ultimo vicolo –
stavolta la risposta non giunge così in fretta, probabilmente starai aggrottando la fronte davanti alla mia risposta.
mi guardo in giro per cercare una risposta ai tuoi successivi quesiti.
– ok –
– come ok? –
un’altra pausa lunga, le mie orme sono ormai sparite e mi accorgo di essere in una piazzetta in mezzo a palazzi stretti e vicini.
é tutto così bianco che fatico ad orientarmi.
– dai su… dove sei? – posso quasi sentire il tuo tono farsi serio.
– ehm.. non lo so davvero sono in una piazzetta sommersa dalla neve vicino al porto antico –
mi guardo in giro muovendo i passi con cautela.
provo a tornare indietro, anche se non so se devo andare a destra o sinistra.
– stai scherzando vero?che ci fai in giro con tutta la neve che sta venendo giù?! –
ora ti sei sicuramente alzata in piedi, ti passi la mano tra i capelli e guardi fuori dalla finestra con sguardo preoccupato.
– ehm – sono imbarazzato anche a scriverti il messaggio – sto cercando di capire da dove sono venuto… –
– a che stavi pensando? – stavolta la tua risposta è rapida, e la tua domanda mi fa pensare che non ti ho mai detto quanto ti pensi.
metto il cellulare in tasca e prendo la via di sinistra, una svolta secca a destra e poi una leggera salita mi fanno pensare di essere nella direzione giusta.
o meglio che sto tornando indietro.
forse.
– dai, ti prego, dimmi che sei a casa davanti al camino con Namy in braccio che ti fa le fusa – adesso invece sei tornata sui tuoi passi, verso la scrivania, e stai mettendo nervosamente a posto i tuoi fogli sparsi.
la mano passa ancora una volta tra i capelli, ti sfili gli occhiali ed aspetti che io ti dica: si, sono a casa, scusami ma è stato più forte di me, e poi mi insulteresti con gioia.
– a te – rispondo quello che avrei sempre voluto dirti da 8 mesi a questa parte, e l’ho capito soltanto adesso.
la neve ha aumentato l’intensità, continuo a camminare cercando dei punti di riferimento, ma il bianco pesante della neve ha reso tutto uguale, tutto omogeneo.
– a me? –
vorrei risponderti che si, cazzo, è a te che penso ogni volta che cammino da solo per la mia città cercando l’ispirazione per le mie foto.
è a te che penso ogni volta che mi sveglio al mattino e trovo il tuo messaggio della buonanotte sul cellulare.
è a te che penso ogni volta che vedo una cosa bella, che mi emoziona e che vorrei condividere con te.
ma come sempre mi frena la paura.
– si –
ti sei seduta sulla tua poltrona ultra comoda, appoggi gli occhiali alla scrivania e giochi con una matita.
probabilmente il tuo sguardo va alla finestra, la neve scende copiosa e copre tutto.
– sul serio? –
– si –
mi chiedo perché non ti stia chiamando, ma mi rispondo sapendo che non ami parlare al telefono.
messaggi ok, mail ok, bigliettini lasciati in giro nei nostri rispettivi studi.
ma parlare direttamente al telefono no.
credo che lasci i messaggi in segreteria per non parlare con me.
buffo, preferisci parlare con la voce asettica della segreteria che con me.
sorrido mentre mi ritrovo nella stessa piazzetta.

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