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– ho un problema – ti scrivo con le mani che tremano, un po’ per il freddo ed un po’ per la paura, ansia, che mi stia accadendo qualcosa di strano.
– che problema oltre al fatto che tu ti sia perso nei vicoli? –
– be’ ho preso la strada a sinistra e gira che ti rigira sono tornato nella stessa piazzetta –
non aspetto la tua risposta, anche perché immagino tu stia cercando di capire cosa stia accadendo.
ma non puoi capirlo realmente.
non lo capisco nemmeno io che ci sono dentro.
prendo il vicolo di destra con sicurezza, se non è zuppa è pan bagnato; non so perché mi sia venuto in mente questo detto e non so nemmeno se sia corretto, ma me ne frego e sorrido pensando che tra poco sarò a casa al caldo.
– ora mi sto preoccupando… sul serio –
non rispondo, cammino veloce sotto la neve che scende pesante, tutto è bianco e silenzioso, i miei passi sono ancora più attutiti; rallento un attimo.
– un po’ anch’io ma ora ho preso l’altra strada.. dovrei arrivare in piazza tra meno di 10 minuti –
mi sento rinfrancato, mi pare di riconoscere la forma di un’insegna di un locale dove spesso abbiamo preso il caffè assieme.
– sicuro? –
– sono davanti al bar dei caffè buoni –
nessuna risposta; pensavo mi scrivessi qualcosa sui nostri caffè ipercalorici.
niente.
– riesci ad arrivare al mio studio? –
guardo il cellulare cercando di capire cosa ci sia sotto.
– si… sono quasi in piazza… – accelero il passo, quasi corro ed arrivo in piazza: non c’è nessuno, il vento ora si è alzato e una tormenta di neve mi fa rabbrividire, mi infilo nell’androne di un portone per tirarmi su il bavero, aggiustarmi la sciarpa ed il berretto.
– qua c’è una tormenta – mi scrivi tu preoccupata, chissà perché riesco a capire il tono dei tuoi messaggi, forse sono solo io che me lo immagino.
– anche qua non scherza –
mi scaldo le mani con il fiato e le frego forte.
mi da un po’ di sollievo, la neve scende forte portata dal vento in tutte le direzioni.
le luci natalizie ballano mosse dalle raffiche e sembrano tante lucciole perse nella notte.
lucciole di tutti i colori.
– eh spiegami un po’ questa cosa qua… – scrivi tu, mi viene da sorridere perché adesso la tua preoccupazione maggiore è per sapere cosa volevo dire con la risposta – a te –
– facciamo che te lo spiego davanti ad una tazza di cioccolata calda… –
– se arrivi qua entro 10 minuti ok –
mi stai sfidando.
– ok –
– fai attenzione… per favore… –
– ok –
mi butto nella tormenta, attraverso la piazza quasi di corsa, ho voglia di vederti, di abbracciarti e tenerti stretta a me.
il solo pensiero mi riscalda il cuore, inizio a correre sotto i portici, rischio di scivolare un paio di volte ma rimango in piedi, mi fermo davanti alla scalinata che porta alle mura e poi al tuo studio.
– dove sei? –
– paura che non faccia in tempo? –
– no… sono preoccupata –
– uhm tu vuoi solo sapere cosa intendevo, giusto? –
– scemo –
ci sono quasi, la neve ha diminuito di intensità; mi fermo sotto il palazzo dove lavori tu.
– nevica sempre forte? –
non rispondi, la luce nel tuo studio è accesa.
– tempo scaduto –
mi avvicino al portone, sto per scriverti che sono arrivato in tempo.

alzo lo sguardo e ti vedo bella come non mai, sarà l’amore che mi ha cambiato la vista o sarà l’amore (che presuntuoso che sono) che ha cambiato te, fatto sta che stavolta è come un film.
e quell’eccoti non è solo per essere arrivato da te, no, racchiude tutta l’attesa che hai passato affinché io mi accorgessi di essere innamorato di te.
è un: finalmente, certo che ne hai impiegato di tempo a capirlo.
è come un film, di quelli che finiscono bene, e quando apri le tue braccia verso di me mi avvicino e mi faccio abbracciare.
è come un film quando le tue labbra calde si appoggiano alle mie ed il bacio è infinito.
ma non è la parola fine di un film, no è solo l’inizio di una nuova storia.

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