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(del perché ho disimparato a parlare)

alle volte me lo chiedo, sul serio, dove vadano a finire le mie parole.
quelle che dico e quelle che scrivo.
parlo tanto, tutti i giorni per sei ore parlo con clienti che mi chiedono le stesse cose.
ed ora le ore sono aumentate.
9 ore al giorno per la settimana più importante dell’anno.
una volta era il mese più importante, dicembre, per chi lavora nel commercio; ora come ora già una settimana è più che sufficiente.
fatto sta che parlo da quando entro a quando esco, parlo quando sono in pausa coi colleghi e parlo quando rientro a lavorare.
poi torno a casa e sto zitto.
ascolto la musica o le parole della tv.
sempre parole, ho la vita piena di parole.
dal mattino alla sera parole.
alle volte parlo anche da solo, oppure con gli oggetti inanimati di casa mia o quelli che vendo.
dove vanno tutte quelle parole che uso?
le domande sono sempre le stesse, ma cerco di rispondere cambiando i termini, usando parole più o meno tecniche a seconda delle persone che ho davanti.
alle volte mi accorgo che non ascolto nemmeno cosa hanno da chiedermi, so già dove vogliono andare a parare e li anticipo.
quasi come avessi un superpotere, anche se alle volte fa cilecca.
alle volte ascolto i discorsi sottovoce che i clienti fanno davanti ai notebook, li ascolto e sorrido e qualche volte li correggo.
e parlo, parlo, parlo per ore.
e tutte quelle parole dove vanno a finire?
magari alcuni ne fanno tesoro e le curano fino a casa ed oltre; altri invece le abbandonano tipo cani in autostrada quando arrivano alla casse.
alle volte mi par di sentirle guaire come vecchi cani lasciati a morire, soli.
altri ancora non capiscono, ed io mi arrabbio, fortemente ed insisto… poi alle volte alzo bandiera bianca e mi arrendo.
non si può vincere sempre.
poche volte mi ringraziano, dal cuore, e quelle poche volte sono davvero felice; ho fatto bene il mio lavoro ed è stato apprezzato.
ma sono poche volte, davvero.
parlo con gli amici, uso termini ancora diversi, ma ,forse, so che le mie parole si fermano dentro di loro.
lasciano segni profondi, nel bene o nel male quelle parole lasciano traccia dentro di loro.
come mi ha detto poco tempo fa una cara amica le parole che pesano di più sono quelle dette.
non si possono cancellare.
ed alle volte mi pare sinonimo saper più parlare…

poi ci sono le parole che scrivo.
in questi ultimi anni ne ho scritte tante.
lettere e racconti e romanzi abbozzati.
le parole che non ti ho detto (cit.) le ho scritte tutte quante, nere su bianco le ho scritte, cancellate e riscritte ancora.
le ho scritte per te che mi hai conosciuto e per te che ancora dovrai conoscermi.
le ho scritte perché dentro di me non ci stavano più.
le ho scritte per leggerle tutte d’un fiato; sperando che tu potessi leggerle e custodirle con affetto, se non addirittura amore.
le ho amate ed odiate; una ad una l’ho amata ed odiata.
le ho scritte per non dimenticare, per non dimenticare le cose che avevo dentro perché un giorno so che le dimenticherò.
ed in tutto questo scrivere, parlare e scrivere ancora ho disimparato a parlare.
non sono mai stato un oratore, ma ora sono più le volte che preferisco ascoltare in silenzio che parlare.
forse mi nascondo tra le righe che scrivo, mi confondo tra le storie e le fantasie e la mia realtà di ogni giorno.
forse ho paura delle parole che dico.
o forse devo solo imparare di nuovo a parlare con gli altri.

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