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riprendiamo da dove avevo interrotto: l’albergo.
al personale do voto 6,5.
nella norma, non posso dire che fossero i più simpatici del mondo ma neanche i più antipatici.
forse sarò stato io che non sono abituato a intrattenermi in chiacchierate a colazione e sicuramente il mio francese poco fluente non mi ha certo aiutato…
ma la mia idea del viaggio era: sveglia, espletazione bisogni fisiologici, doccia, vestizione, discesa e colazione, lasciare le chiavi e via.
il ritorno era pressapoco simile, solo cambiando l’ordine delle cose (mettetele voi come più vi aggrada o vi pare più simpatico).
tempo dedicato alla conversazione: zero o tendente a…
quindi il voto mi pare azzeccato.
voto al meteo: 4 meno meno.
mi ricorda un po’ i miei voti di matematica del liceo…
non ha piovuto e non ha nevicato e un giorno ho pure visto il cielo azzurro.
e allora vi chiederete il perché di una votazione così bassa?
ché per colpa del meteo il Campanile di Nôtre-Dame era inaccessibile, così come la Cupola e il Campanile del Sacre Coeur.
e pure il Pantheon aveva orari ridotti per il maltempo.
ecco perché.
anche se tutto questo è un incitamento a tornare a Parigi, magari in una stagione più mite.
voto 9 ai musei.
non 10 perché il Museo di Picasso lo stanno rimettendo a nuovo, se ne riparla dall’estate 2013.
ma il Louvre e il Musée d’Orsay valgono da soli la visita a Parigi.
al Louvre ci si potrebbe stare un giorno intero e vederne una minima parte, io ci sono stato 3 ore in cui mi sono aggirato per le stanze lasciandomi guidare dai miei famosi piedi in accoppiata con gli occhi che frugavano le pareti alla ricerca di opere attraenti.
non mi chiedete se ho visto quel quadro o quella determinata statua.
qualcosa ricordo.
ci sono poi le foto (ove permesse che mi riporteranno a quei giorni parigini).
ricordo i colori e purtroppo ricordo la confusione della gente attorno a me.
non amo le grandi folle, mi piace visitare mostre e musei nel mio silenzio o farlo con pochi e intimi amici.
da grande mi piacerebbe fare il custode del Louvre.
farei i turni di notte per imparare a conoscere le opere d’arte fino a chiamarle per nome.
parlerei con loro per ore nell’assoluto silenzio della notte.
racconterei barzellette alla Monna Lisa, anche di quelle sconce (tanto lei un sorriso lo ha sempre, per tutti).
danzerei cheek to cheek con la Venere di Milo e mi perderei nei quadri dai mille colori.
amo l’arte anche se non ci capisco niente.
ma non bisogna essere artisti per apprezzare un quadro, una statua o una fotografia.
[ne parlavo oggi con una ragazza uscendo dalla mostra di Steve McCurry.
lei non sa nulla di fotografia, ma non per questo non può o non sa apprezzare una bella foto.
o comunque una foto che le ha trasmesso qualcosa.
il fine ultimo di ogni fotografo, da quello che scatta foto con il cellulare al professionista delle grandi Star passando per il fotografo della domenica, è passare un messaggio a chi guarda la sua fotografia.
non bisogna conoscere le regole dei terzi per apprezzare una foto.
come una foto, che infrange tutte le regole sacre della fotografia, può essere perfetta… nella sua imperfezione.
quel micromosso o quella grana spessa possono darle una vita che altre foto non hanno…]
mi piacciono le forme delle statue greche, così perfette nella loro immobilità millenaria.
amo le tracce di colore che i pennelli hanno lasciato su primordiali tele bianche.
amo rimanere incantato davanti a forme di intelligenza e creatività; mi piacerebbe tornare indietro nel tempo per vedere come era il processo creativo…
ma ora sto divagando, questa è un’altra storia.
amo Parigi per i suoi marciapiedi, le sue strade larghissime ma anche il centro con i boulevards e poi le stradine strette che salgono e scendono a destra e a sinistra.
amo Parigi per il suo cielo mutevole, nuvole e sole, giochi d’ombre e luci che si rincorrono per terra.
mi ha affascinato e lasciato senza fiato la Senna verde e impetuosa.
chissà perché lo immaginavo un fiume lento e placido, ma forse era per via del mal tempo.
amo le scalinate per salire sulla collina di Montmartre.
amo la luce forte del sole che si riflette sui marciapiedi bagnati dalla neve che si scioglie dai tetti, che sembra che piova.
ho lasciato il cuore a Parigi, e mi sono lasciato ancora un sacco di cose da vedere.
salire su alcuni monumenti, vedere la Tour Eiffel illuminata e salirci sopra; vedere altri musei e magari non fare proprio il turista e andare a uno o due spettacoli a teatro… chissà.
si, tornerò a Parigi presto.
magari stavolta non da solo.

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