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arriva la pioggia.
l’annuncia fragoroso un tuono, di quelli che non sentivo da tempo.
tremano quasi i vetri.
tu ti muovi appena nel sonno.
ogni tanto mi chiedo come ti faccia a dormire così a fondo.
niente sembra scuoterti.
guardo l’ora: sono le tre e mezza del mattino.
un lampo e poi un altro tuono, forte, e poi arriva la pioggia.
talmente forte da essere assordante, quasi fastidiosa.
ti guardo e accendo la luce sul comodino; quasi quasi finisco di leggere La donna di scorta di De Silva.
ma stanotte la pioggia è talmente forte che non mi fa concentrare.
spengo la luce, mi giro e rigiro nel letto muovendomi troppo per farti svegliare.
so che è tutto inutile, ma tanto non riesco ad addormentarmi e stare fermo mi da fastidio.
fa pure caldo.
troppo.
tu sei immobile: non ti ho mai visto muovere nel sonno, mentre io sono l’esatto contrario.
se non ci fossi tu mi sveglierei al mattino con la testa al posto dei piedi.
tu sei il mio punto fermo nel sonno come nella vita.
ti do un colpo, forse un po’ troppo forte, con un gomito, sperando tu non ti svegli con un livido la mattina seguente.
non emetti un fiato e fuori imperversa la tempesta.
mi tolgo il lenzuolo e sbuffo per il caldo.
la finestra è aperta ma l’aria fresca che dovrebbe arrivare con la pioggia non c’è; tutt’altro.
pare che una cappa d’umidità stia comprimendo il cielo e la pioggia ne scaturisce violenta e incessante.
lampi e tuoni.
mi alzo e ti guardo: sembri così piccola, che poi lo sei per davvero, e indifesa.
finché dormi, poi sei capace di diventare una tigre che morde e graffia.

ricordo la prima volta che abbiamo dormito assieme.
dopo aver fatto l’amore abbiamo fatto una doccia e poi ci siamo messi a letto, nudi.
stavamo zitti e poi, girandomi, mi ero accorto che stavi dormendo.
eri ferma, indifesa.
il seno si muoveva appena.
poi, forse dovuto al buio, mi parve addirittura che non respirassi più.
provai a scuoterti.
niente.
non ti svegliavi.
niente.
non sapevo che fare, stavo per chiamare il 118 quando tirasti un sospiro.
e lo tirai pure io.

aprii le persiane e l’odore della terra bagnata mi svegliò del tutto.
mi venne quasi voglia di uscire per farmi bagnare dalla pioggia.
faceva caldo
cadevano gocce grosse come noci, i lampi  illuminavano la notte e i tuoni finalmente cominciavano ad allontanarsi.
poi, com’era iniziata finì, misi un piede fuori e mi appoggiai alla ringhiera, respirai a fondo.
tornai in camera lasciando le persiane spalancate.
mi lanciai sul letto per svegliarti, niente.
ci provavo, sempre.
ti baciai la fronte, gli occhi, il naso e le labbra.
– scemo –
– sei sveglia?! –
– da ‘mo… –
– che scemo, eh? –
– ti amo per quello –
– per quello?! –
mi girai per guardarti e dormivi.
– ehi! – mi tirai su.
– vieni qui… scemo – e mi tirasti a te con forza, quella forza che nel sonno ti mancava.
– scemo… ancora… –
– baciami, stupido –

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