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[pensieri a caso]

oggi non ho voglia di scrivere.
sono in metro che ascolto Nelly Furtado.
ma ora cambierò musica.
Metallica: Death Magnetic.
ho mal di testa, parte da dietro e fa il giro.
appoggio la testa al vetro.
qualcuno ha un profumo che sa di incenso, forse la signora seduta alla mia sinistra.
siamo fermi alla prima fermata dopo la partenza.
8 stazione compresi i 2 capolinea.
una metropolitana con la “M” maiuscola.
ho fame.
ho bevuto solo un caffè e farò colazione in centro.
non c’è molta gente, è domenica mattina e non c’è manco un bel tempo fuori.
mi piace girare coi mezzi pubblici, mi da modo di pensare anche se alle volte odio il contatto con le altre persone.
specie quello non giustificato.
problemi miei.

oggi non ho voglia di scrivere.
ma da qualche parte ho letto che bisogna farlo anche quando non se ne ha voglia.
e allora lasciamo che i pensieri fluiscano dalla testa alla tastiera del telefono.
il vantaggio degli smartphone con il touchscreen è che non si usurano i tasti.
a qualcuno puzzano i piedi.
scusate.
sarà che lavoro tutti i giorni al contatto con le persone (con il pubblico, come si dice) e sono diventato intollerante a certi afrori.
alzo il volume al massimo.
ancora due fermate (compreso il capolinea) e scendo.
da capolinea a capolinea sono circa 15 minuti.
che male alle spalle.
che voglia di camminare sulla spiaggia coi piedi a mollo.
devo comprarmi un altro anello d’argento.
ora tocca a me scendere.
non c’è più puzza di piedi.
ho voglia, lo stesso, di scendere e respirare aria fresca.
quello che mi sta a fianco sta guardando quello che sto scrivendo.
o forse guarda solo il mio pollice che si muove veloce su una tastiera virtuale.
bah.
ci siamo quasi.
scendo.
a dopo.
oggi sono insofferente: cambio continuamente canzoni e artisti.
dalla Furtado ai Metallica e ora i Guns.
poi?
boh.
c’è aria e il mal di testa sta passando da solo, si fa più lieve.
bene, non amo prendere medicine a meno che non siano strettamente necessarie.
cambio musica dopo Paradise City.
flashback#1
ero in prima liceo e avevo la classe piena di metallari, femmine e maschi.
e ricordo due compagne di classe, ripetenti entrambe, sedute nel primo banco accanto alla finestra.
mi registrarono Appetite for Destruction.
credo di ricordare ancora la marca della cassetta: una Sony bianca.
forse ce l’ho ancora in casa.
Grand Turismo: The Cardigans.
Erase/Rewind e My favourite game.
oggi faccio la mia playlist passando da un genere all’altro, senza un senso logico.
oggi non c’è filo logico; è solo un riempire la giornata fino a stasera.
riempirla di cose, oggetti, musica, pensieri e immagini.
oggi scendo e salgo dai mezzi pubblici.
vedo persone e sento voci penetrarmi nelle cuffie.
stracci (si stracci e non stralci) di conversazioni.
stracci, perché oggi non vorrei sentire altre parole se non le tue.
il mal di testa ha di nuovo preso campo, mastico nervosamente un chewingum così lascio perdere i miei pollici.
uno sta scrivendo l’altro è libero per essere torturato, ma oggi voglio lasciarli in pace.
ancora una e si scende.
ho attraversato mezza città per vedere vecchi amici che non vedo spesso.
si scende.
la vita è così: è un salire e scendere da cose che ci portano in giro.
vado.
a dopo.

mangiato e bevuto in compagnia.
buon vino e buon cibo.
ora musica (Radio GaGa) e metropolitana.
il ritorno lo faccio ascoltando la colonna sonora non ufficiale della prima serie di Misfits.
un po’ di musica a caso scelta da altri per me.
intanto, ogni tanto, mi vieni in mente e mi chiedo che stai facendo.
mi era anche venuto in mente di scriverti, ma mi sono accorto che lo sto già facendo da stamattina.
e pensare che non avevo voglia di scrivere.
mi era anche venuto in mente un racconto da scrivere, ma mi è passato di mente.
ho un po’ di sonno e devo prendere necessariamente un caffè prima di iniziare a lavorare.
mi sono perso un attimo a guardare i fiori tatuati sul braccio della ragazza seduta accanto a me.
non ho mai avuto il coraggio di farmi un tatuaggio; ma vorrei tanto farmi la manica.
dalla spalla al polso del braccio sinistro.
non un tema unico, ma svariate immagini e simboli; alcuni li ho già in mente.
prima o poi devo fotografare il braccio e cominciare a costruire virtualmente il tatuaggio.
chissà.
oggi ho voglia di saltare di palo in frasca, senza un motivo e senza un perché.
so che vorrei arrivasse in fretta la sera.
mamma mia che sonno.
mi si chiudono gli occhi da soli e riaprirli è sempre più difficile.
ma scendo alla prossima.
voglio un letto o anche un divano.
si, mi basterebbe anche un bel divano con un sottofondo musicale “ad hoc”.
ma allo stesso tempo vorrei essere in bici lungo un fiume.
tipo Loira o magari sul Garda in Trentino.
immerso nella natura.
fermi alla penultima fermata non ripartiamo più.
ogni volta, o quasi ogni volta, che salgo in metropolitana mi viene in mente un racconto di fantascienza tratto dall’antologia: l’ora di fantascienza (credo Mondadori).
una metropolitana americana partiva e si perdeva in un tunnel spazio temporale e non se ne avevano più notizie se non che ogni tanto alcuni macchinisti dicevano di sentir sferragliare il treno dove non c’era nulla… e poi un giorno, così com’era scomparsa, riapparve.
tutti stavano bene e non si erano accorti di nulla.
se non ricordo male la teoria era legata all’Anello di Moebius.
mi pare.
intanto si scende, cambio di mezzo.
ascoltando Dean Martin cantare That’s Amore.
coincidenze.
preso praticamente al volo il bus numero 7 per fare l’ultima tratta per arrivare al lavoro.
mal di testa in leggero aumento, probabilmente è il poco sonno.
mi fermo per rileggere quello che ho scritto finora.
credo leggerò un poco, per distrarmi, per passare il tempo e non pensare.

non sono sicuro di voler postare sta roba.
o forse si.
ma si… ogni tanto un po’ di stranezza e “nonsense” ci sta.

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