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oggi è giornata di “viaggio”, breve, 25 minuti scarsi di treno.
da casa mia a casa dei miei.
dalla periferia al centro.
il treno viaggia con 5 minuti di ritardo, ma è una di quelle volte che non è importante la puntualità.
tanto più che arrivo a genova alle 11:40 e avrò ancora il tempo di andare a fare un giro in centro.
la cosa strana è che non mi sia portato niente da leggere.
l’ho fatto con cognizione di causa, così avevo modo di dedicarmi alla scrittura.
certo scrivere tutti i giorni, per uno che non lo fa di mestiere e non ha poi molto da dire, non è facilissimo.
se poi cerco di scrivere anche non troppe belinate si rendono le cose ancora un poco più difficili.
il treno sta arrivando.
mi viene un’improvvisa voglia di dormire e viaggiare.
strano; non amo dormire mentre viaggio, ho sempre paura di perdermi qualcosa, un particolare al di là del finestrino o una chiacchiera qua e là.
vorrei rimanere sul treno, non scendere alla mia fermata, ma a sto giro mi dice male: il treno fa fine corsa a Genova.
vabbè.
se tutto va bene la seconda settimana di giugno sarò in ferie.
l’idea è Roma.
per fotografarla come si deve.
per vedere una mostra fotografica (Helmut Newton).
per trovare la voglia e l’ispirazione di un romanzo (a quattro mani) che aspetta di essere finito.
che è nato in viaggio, su un treno, da un viaggio.
che parla di sogni.
perché Roma ha segnato le avventure dei protagonisti.
perché amo stare seduto in treno e fingermi qualcun altro.
con il mio trolley e lo zaino della macchina fotografica.
sembro quasi un fotografo serio.
ahahah.
mi piace prendermi in giro.
ma, occhio, sono permaloso!
tra l’altro ho un buono per una notte in un albergo a mia scelta in tutta Europa, ma siccome sono un po’ in ristrettezze economiche ho deciso per l’Italia (che il mio viaggio all’estero l’ho già fatto) e poi ho deciso per la nostra Capitale.
ora teniamo solo le dita incrociate per bene che non mi spostino ulteriormente le ferie.

intanto sono quasi arrivato.
ultima fermata, con i canonici 4/5 minuti di sosta per dar la precedenza a treni più veloci e poi scendo, aria fresca e sole e un po’ di foto.
e invece no, manco il tempo di aprire le porte che siamo ripartiti.
ho scattato una foto dal finestrino, di quelli interi grossi che non si aprono, e l’immagine riflessa dei sedili davanti a me mi ha ricordato gli spiriti del cartone animato La città incantata.
che capolavoro.
ora galleria.
buia.
nera come la pece.
e dove il mio stupido cellulare non prende mai.
sembra che cada in un pozzo nero che oltre alla luce inghiotte pure il campo.
luce.
fame.

a dopo.
per Roma stay tuned.

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