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[assenza di caffeina]

in treno.
mi viene quasi da dire: finalmente.
era un bel po’ che non facevo uno spostamento superiore ai 25 minuti.
oggi da Genova a Torino.
come a marzo quando partii per Parigi.
che voglia di tornarci…
come sempre guardo fuori dal finestrino e lascio che i miei pensieri vaghino.
mi accorgo che devo terminare il post dei profumi e colori, che devo finire un racconto iniziato bene ma che ora non so come continuare, che vorrei scrivere una lettera, ma tanto so che non farò nulla di tutto ciò.
ho finito di leggere: Le signorine di Concarneau.
mi è piaciuto molto, come tutti i libri di Simenon anche questo è intriso di umanità.
di sentimenti contrastanti, forti passioni…
bello.
ho dietro anche un altro libro: Il calore del sangue. della Némirovsky.
lo leggerò magari al ritorno, ora vorrei solo dormire e continuare il sogno.
tu e io in viaggio.
avevi una valigia rossa, grande e squadrata.
chissà dove stavamo andando, chissà, forse ti stavo solo accompagnando al treno.
ma sarei rimasto giù.
a salutarti con la mano.
stamattina i pensieri sono sfuggenti e rapidi.
non riesco che ad afferrarne solo poche frasi.
forse oggi è come se fossi seduto sul lettino di uno psicologo.
mi piacerebbe viaggiare e non avere legami, i legami fanno male.
basta cambiare l’accento.
viaggiando sempre avrei un posto diverso da chiamare casa.
già lo faccio.
quando viaggio e torno in albergo la sera è come tornare a casa.
confondo spesso la parola albergo con casa quando lo racconto.
è normale.
sembra quasi che io abbia viaggiato sempre o, quanto meno, abbia cambiato spesso casa.
no, direi proprio di no.
forse sarà stata questa stabilità a farmi venire voglia di viaggiare.
averci i soldi.
averne il tempo.
sta di fatto che potrei fare le stesse cose che faccio a casa ovunque.
alzarmi la mattina, fare colazione e uscire a fare due passi con la macchina fotografica e la musica nelle orecchie.
leggere, scrivere e guardare un film ogni tanto.
si, è vero, mi mancherebbero le pizze e le serate con gli amici.
non vedrei crescere i figli degli amici.
quelli cari.
ma quelli dicono, dico, non si perdano mai.
è vero.
certe amicizie sono nate per vivere per sempre.
qualsiasi cosa succeda.
davvero.
ci si può mettere di mezzo la distanza, o una donna, che alla fine chi vince non è l’amore.
davvero.
a vincere siamo noi.
a vincere é l’Amicizia.
quella vera vera.
quella che dura da 34 anni.
quella che…
mi sono distratto ancora, a guardare fuori i papaveri nei campi.
macchie rosse sulla terra.
come sulle mie dita che è da ieri sera che maltratto.
e intanto siamo arrivati ad Alessandria.
gente che sale e gente che scende, studenti che vanno a scuola.
che si alzano all’ultimo.
e che forse non ne hanno nemmeno molta voglia di andare a scuola.
si sono dati il cambio con chi deve andare a lavorare.
vestiti diversi, impegni e pensieri differenti ma forse la stessa non voglia di andarci.
basta vedere certe facce.
sono anche le 7:30 del mattino.
c’ho un sonno bestia.
sono sveglio dalle 5:45.
che poi è diventata la mia ora fissa.
fanculo.
vorrei stirarmi e sbadigliare senza mano davanti alla bocca.
ma l’uomo in gessato blu seduto davanti a me magari non sarebbe contento.
gessato, zaino tucano per il portatile e blackberry in tasca.
un HP.
non ci credo, ha ancora la pezzettina nera che viene messa al momento dell’imballaggio.
in effetti la si può tenere per evitare che i tasti sporchino la tastiera.
guardo fuori.
passano tre agenti della Polfer.
il tempo migliora, sta uscendo il sole.
sbadiglio, a modo, con la mano davanti alla bocca come ti insegnano a fare da piccolo.
mi passo la mano sulla faccia, mi sarei potuto fare la barba.
ma, obiettivamente, nun me ne po’ frega’ de meno.
che sonno.
e arriva pure il mal di testa, lo sento che si prepara.
mi assento un poco.





belin!
ho realizzato solo ora che sono sveglio da più di due ore e non ho ancora buttato giù un caffè.
mannaggia.
e continuo ad aprire l’app sbagliata.
apro la mail.
forse per vedere se ne arrivano.
e continuo a sbadigliare.
e c’ho pure fame.
e il 3G oggi va e viene.
va.
e non torna.
ma tanto, prima di pubblicare il post, tornerà sicuramente.
arrivo previsto a Torino: 8:40.
caffè.
e un letto.
anche i pensieri vanno e vengono.
sono disconnesso.
guardo il profilo della ragazza dalle cuffie viola della JVC seduta ai miei antipodi.
sembra carina.
continua a guardare fisso fuori dal finestrino.
meglio evitare lo sguardo insistente sennò mi accusano di stalking.
nel frattempo una mail è arrivata e ho risposto.
viaggiando avrei sicuramente molte più cose da vedere e su cui scrivere.
e scrivere mi piace.
anche solo una lettera, una mail o un pensiero.
sono quasi arrivato.
ancora 16 minuti circa e arrivo a Torino… arrivo al caffè!!!
almeno un litro.

buona giornata a tutti.

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