l’ho persa.

o forse è solo sparita.

già. fatto sta che non ce l’ho più.
mi ha abbandonato.
mi ha lasciato solo con me stesso.

le parole sono sparite. e quelle poche che sono rimaste non sanno come mettersi assieme per fare venire fuori qualcosa.
qualcosa di buono.

ora sto scrivendo con quelle poche rimaste.
poi non so cosa mi rimarrà quando finirò di scrivere.

forse è solo un ciclo che ricomincia.
la classica ruota che gira.

fatto sta (scusate le ripetizioni, ma le parole sono quelle… non ne trovo altre) che mi girano in testa un pò di cose.

una mano.
un sasso.
uno stagno.

cosa c’entra questo con il fatto che l’ho persa?

non lo so. ma sono i pensieri che avevo prima che sparisse.
li avevo bene chiari in mente e sarebbero stati un post fantastico.

di quelli che ti entrano dentro e non li dimentichi più.

che quando li rileggi, dopo tanto tempo, li senti tuoi e ti ridanno le stesse sensazioni provate all’epoca.

e ora? ora cosa mi rimane?
non lo so. forse solo queste parole.

che sembrano fotografie.
istantanee di un attimo di pensiero.

una mano (la mia forse?).
un sasso.
uno stagno (di quelli di montagna, con il fondo pieno di fango morbido, caldo e soffice).

e io sono la mano e il sasso e lo stagno nello stesso istante.
e sono la riva che viene schiaffeggiata dalle onde del sasso.

ecco.
un’altra parola.
riva.
porto.
sicurezza.

forse le ho perse tutte queste parole.
si.

sono scivolate via.
fuori dalla mia testa sono scivolate via, come sabbia tra le dita.

e io non me ne sono accorto.
o forse si e non ho avuto la forza e la prontezza di tenerle, di trattenerle dentro di me.

forse era giusto che se ne andassero.
per essere sostituite da altre parole.

chissà.

fatto sta che sono vuoto di parole.
le parole che ci metto dentro, alla mia testa, sono scritte da altri.

Simenon. Camus. e di nuovo Simenon.

legati da una storia, da un fil rouge che fa strano.

due condannati a morte che vivono la loro attesa in modi molto simili seppur così distanti.

e poi un nome, da un libro all’altro. Raymond.
curioso.

curioso come scavino e analizzino l’animo umano in maniera così asciutta, pulita, quasi come due chirurghi.

precisi. netti. illuminanti.

e quindi mi riempio la testa di quelle parole.

sperando che attirino altre parole. le mie. nuove. parole.

 

tutto questo per dirvi che mi allontanerò un poco dal blog.

vi leggerò e commenterò nei limiti del possibile.
non vogliatemene (non so manco se si scrive così e non ho voglia nemmeno di googlare o come belin si scrive pure questa parola) a male.

vi seguirò in silenzio. magari con un “mi piace”.

ecco. fa più discreto.

tornerò presto. quando presto torneranno le parole dentro la mia testa.

con questo vi lascio la buonanotte.

a presto. un abbraccio a tutte e tutti.

emanuele

 

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