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e prendendo spunto da un altro post me ne sto sul mio letto, seduto a gambe incrociate non

ci so stare, un po’ per l’età e un po’ perché il letto soppalcato non mi lascia molto spazio

di manovra…

e vorrei dormire.

fino a domani pomeriggio.

e invece domattina mi alzo per andare a lavorare, e va bene che faccio solo fino alle 15 che

poi è domenica che lavoro giù pesante: dalle 11 alle 21.

ma non sto facendo un post per lamentarmi del lavoro.

ce l’ho e me lo tengo stretto, solo che alle volte vorrei davvero cambiare vita e andarmene via di qua.

ma non voglio parlare nemmeno di questo.

che ad andare via si fa sempre a tempo.

che poi sono solo e quindi single. ma stasera a tavola con alcuni colleghi (4 su 6 single) siamo

giunti al punto di definirci “singolarità”.

ecco.

mi piace il termine singolarità.

è tardi e non ho voglia di cercarne il vero significato su google.

va bene così.

io sono una singolarità.

che sta per addormentarsi.

ho lasciato un po’ la finestra aperta per avere un po’ d’aria fresca anche se fuori sta piovigginando, ma mi piace il rumore della pioggia che viene da fuori.

mi concilia il sonno.

e quindi questo post lo uso per conciliare il mio sonno.

che poi vorrei addormentarmi e sognarti.

che non fa male sognare ogni tanto a occhi chiusi.

lo faccio troppo spesso a occhi aperti e questo mi frega un poco.

ma a occhi chiusi, di notte, quando non ci sono paletti o blocchi coscienziosi è meglio.

è mezzanotte. così dicono le campane che suonano lontane da casa, non abbastanza per non essere sentite.

è passato quindi un altro giorno e io sono ancora una singolarità. 

(questo termine mi piace tanto che lo userò molto nelle prossime righe… se non mi addormento prima…)

è che vorrei tanto smettere di esserlo.

e forse non si dovrebbe desiderarlo tanto che si rimane singolarità per un tempo indefinito (per sempre mi sembrava

troppo eccessivo anche per quest’ora della notte in cui non mi legge nessuno).

e vorrei scriverti una lettera.

e vorrei dirti che cosa penso.

che le affezioni arrivano.

ci sommergono anche senza volere.

che io non sono capace di stare a guardare.

che vorrei dirti che alle volte i miracoli capitano.

che non bisogna fermarsi o arrendersi.

che alle volte basta guardarsi intorno e la persona giusta la trovi.

se sai dove guardare.

e sennò rimarrò una singolarità.

che brilla (volevo scrivere kebrillah…) da sola, ma non come quel poveraccio di E.C. che lo fa al sole.

io emano luce.

le singolarità in quanto tali emanano luce.

e se mi dite che non è vero, che su wikipedia dicono di no, non dategli retta.

non hanno mai visto una singolarità come me.

che poi sto post inizia a sembrare un po’ autoincensante… che fa male a lodarsi, che poi ci si imbroda.

così dicevano i vecchi una volta.

che se invece mi dico idiota mi viene in mente quello che diceva mia nonna: mai vantarsi.

eh eh eh.

in questo sono bravo.

e quindi me ne sto a letto. con la finestra un poco aperta.

che la pioggia ha smesso.

e che il sonno sta andando via.

e che.

e che sto scrivendo di merda. cose che vengono fuori da una singolarità che funziona al contrario.

che oltre a recepire emette cose.

segnali.

che infondo infondo i segnali che li riceve non li capisce più.

che alle volte basta essere un poco chiari.

poco, eh, non tanto.

che questo post non è diretto a nessuna persona in particolare.

se non a te. te e pure te.

che è sempre meglio guardarsi in giro… stare attenti…

che il segnale giusto potrebbe venire da una direzione diversa da quella in cui stai guardando.

e allora ciccia. se non sei abbastanza attento sono tutti fatti tuoi.

e rimani singolarità.

e quando ti giri: puff. sparita.

vabbè.

 

in conclusione volevo solo dire che spero stanotte di sognarti.

e quindi se addormentandomi ti penserò fortissimo e ti fischieranno le orecchie, bè è colpa mia.

lo ammetto.

anche le singolarità sognano. io di più.

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