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finito.
piaciuto? si.
come può piacere quando qualcosa ti graffia e ti da fastidio anche sentirne pronunciare solo il nome.
Caligola.
la storia, quella di Camus, dice che il nome gli è stato suggerito dai due gatti delle ragazze con cui ha convissuto per un periodo.
e quel sapore che gira in bocca a Caligola e ai senatori gira anche al lettore.
ci gira perché il potere del Cesare è illimitato. come quello di un dio. meglio di quello di un dio.
potere di dare la morte.
“Io vivo, io uccido, io esercito il potere delirante del distruttore, al confronto del quale il potere del creatore non è che una pallida imitazione.”
e come Cherea: “non ti odio. Ti considero dannoso e crudele, egoista e vanesio.” e poco più avanti: “Tu sei scomodo per tutti. E’ naturale che debba sparire.”
e quindi, alla fine, sei tu Cherea che pugnala al volto, una, due, tre volte Caligola, il Cesare, che cade e rotola e singhiozza e ride.
“Sono ancora vivo!”

e tu? tu continui a pugnalarlo…

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