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treno.
sto cercando di leggere “l’estate e altri saggi solari” di Albert Camus.
scrivo “sto cercando” perché sono alle prese con la prefazione, non amo moltissimo le intro altrui, anche se sono i curatori del libro, ma stavolta voglio farlo.
sarà che Camus con “Lo straniero” mi ha veramente folgorato, e quindi voglio approfondire la conoscenza.
ma non è di questo che voglio parlare, no. questo post nasce da un profumo.
un profumo che ti ributta indietro a 23 anni fa.
un profumo che non avevo più sentito ed è come tornare a essere diciottenne.
estate, Sestri Levante.
lei si chiama Valeria, ha un anno in meno di me; occhi verdi, grandi, capelli lunghi, lisci e biondi come l’oro.
bellissima.
era impossibile non innamorarsi di lei, e io mi innamorai. come un pesce lesso, come si può innamorare un ragazzo di 18 anni.
ero in terza liceo, ne venivo da una bocciatura scontata per me e a sorpresa per i miei e così mi fecero cambiare sezione.
dalla H alla C.
erano gli anni di quelli della Terza C, la fiction di una classe dell’ultimo anno del Liceo Classico.
io facevo lo scientifico. ed ero una frana.
mi barcamenavo, tra il 5 e il 6 stiracchiato, bocciato già una volta e sempre rimandato a settembre; non un vero e proprio genio.
fatto sta che si doveva iniziare da capo, con le amicizie.
prima stavo in succursale, lontano una vita da un complesso scolastico ben oltre gli spazi da me coperti nei giri pomeridiani.
ora stavo a 10/15 minuti a piedi dalla Sede.
al quinto piano, dove il quarto si diceva fosse pericolante.
un vecchio Convento dai grandi finestroni e gli scalini neri, in ardesia, scavati negli anni di salite e discese.
il corrimano di legno.
il rumore delle scarpe e delle voci mentre si saliva e ci si salutava ad ogni piano.
ma io mi facevo i fatti miei.
me li sono sempre fatti, così, per una forma di cortesia verso gli altri e verso me stesso.
non ricordo il mio secondo primo giorno di scuola, ma ricordo che mi inserii subito.
una volta ero più socievole, meno problematico, più illuso del mondo e di chi stava dentro.
con gli anni un un po’ di cose le ho imparate.
anche se faccio sempre gli stessi errori, ma questa è un’altra storia.
ora gli avvenimenti precisi non li ricordo perfettamente, sono veramente passati tanti anni, so che lei non c’era quando sono arrivato, ritornò in quella classe qualche mese dopo, mi pare a gennaio.
come il mercato di riparazione.
eravamo pochi, due o tre ragazze; Carolina, Loretta e poi Valeria.
il resto tutti maschi in piena fase ormonale, ma con la passione per i giochi di ruolo che facevamo a casa di un amico che ogni tanto rivedo volentieri.
D&D, Warhammer Fantasy, che pomeriggi entusiasmanti; ricordo la mamma di Paolo, che ci portava l’aranciata e i popcorn per fare merenda, e avevamo già le idee per unire i giochi di ruolo da tavolo con il pc.

Ma adesso vorrei non divagare, sto cercando di raccoglierei i ricordi, separarli dai sentimenti con un setaccio fine, non perché non ci fossero i sentimenti, ero un tutt’uno coi sentimenti all’epoca, ma perché vorrei rendere i fatti per bene.
Che diventano più reali e più vicini.

Fatto sta che lei torna, bella. La vedi subito che è brava, intelligente ma con qualcosa dietro quegli occhi verdi, grandi, che faceva intravedere un po’ di tristezza.
Io non ricordo come è nato tutto quanto; studiavo, poco lo ammetto, ma i professori erano competenti e non troppo severi.

Mi piaceva stare lì.

I compagni di classe erano in gamba, ci si divertiva davvero tanto nelle ore di buco e nei pomeriggi, si sognava di più; vivevamo due vite: a scuola di mattina e poi al pomeriggio a casa di Paolo o Federico a giocare a D&D eravamo nani, elfi e maghi.

Cose impensabili adesso.

Arrivò poi il giorno in cui il professore di Storia e Filosofia, professor Fossa, ci assegnò un compito a casa e mi mise in coppia con Valeria.

Studiammo a casa mia, non successe nulla, niente sguardi sdolcinati né mani che si sfioravano, ma da quel momento iniziammo a vederci sempre più spesso.

E’ stato tutto un crescendo, fino alla sera in cui andammo a vedere “Due dozzine di rose scarlatte” con Andrea Giordana a Teatro; se non ricordo male era il Teatro della Tosse, ma non ci metto la mano sul fuoco.

Fatto sta che tornammo a casa in autobus. Io avevo dentro un desiderio immenso di dirle che mi piaceva, che volevo stare con lei.

Lei aveva già capito tutto, le ragazze sanno sempre tutto prima. Poi con me è facile, io non ci capisco mai niente, confondo le cose, i segnali, e poi mi perdo negli sguardi e non so come tornarne indietro.

Così andò quella sera, tornammo a casa in autobus, l’accompagnai fin sotto casa sua.

Ci sedemmo a parlare sotto il suo portone, era tardi, ma non faceva freddo, avevo la gola secca e anche lei.

Ricordo qualche brandello di frase.

– ho sete –
– anche io, ci vorrebbe un bicchiere d’acqua –
avevo il cuore che andava a mille,  non avevo veramente il coraggio di dirle quello che provavo, e lei mi guardava e probabilmente si chiedeva perché non la baciassi.

e così feci per andarmene, non so perché arrivai a quella conclusione.
lei mi fermò e mi baciò.
fu il bacio più bello, quello che ricordo ancora con maggior piacere, ci sorrido ancora quando mi capita di pensarci.
solo che lo faccio sempre di meno, ricordo sempre meno dei tempi passati.
non c’è malinconia e non è vivere nel passato, sono cose che sono successe e che andrebbero ricordate più spesso, tutto qua.
e quindi ci baciammo, stretti sotto il suo portone di casa ed era quasi mezzanotte.
a quel bacio ne seguirono altri e poi ancora.
quando tornai a casa credo camminai a un metro da terra.
e non c’erano telefonini per mandare il messaggio che ero arrivato, per augurarle la buonanotte.
la buonanotte ce l’auguravamo di persona, con un bacio sulle labbra e perdendosi negli occhi dell’altro.

ecco. Quel profumo mi ha fatto venire in mente tutto questo; ho impiegato un poco a sistemare i ricordi e metterli nero su bianco, ma ce l’ho fatta.
solo che ho scatenato un’altra ondata di ricordi, di altri baci della mezzanotte. Di come le tre storie più importanti della mia vita siano state con ragazze mancine.
curioso.

ogni tanto la rivedo, Valeria, è sposata e hanno una figlia adottata cinese, bellissima.
e anche lei è ancora bellissima.

E sorrido sempre quando la vedo.

 

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