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ieri passeggiavo per le vie del centro andando da un punto “A” a un punto “B” ben preciso passando per un punto “C” a caso.
sono lì che cammino quando sento un fischietto, ma sembrava più un incrocio tra una trombetta e il pianto angosciante di un bambino, attira la mia attenzione: c’è una carrozzella da bambino con dentro un uomo vestito e truccato che sembrava “IT” in versione nanica, che fa sto suono e muove le manine finte salutando la gente.
a quel punto la parte di me che mi tiene ancorato a questa terra mi abbandona e interviene il mio extraterrestre.
succede tutto in un attimo e mi trovo davanti a lui, in piedi, che lo guardo con la testa leggermente piegata da una parte, come in ascolto.
– stai soffrendo? – il tutto tradotto dall’alienese al terrestre per voi.
ha lo sguardo vacuo e continua coi suoi gemiti che mi straziano il cervello, e il cuore. o meglio i miei due cuori.
– capisco –
lui invece non capisce niente, mi guarda e geme; intuisce qualcosa quando estraggo la mia pistola, pensa che sia un gioco finché non esplodo il primo colpo sonico.
non so, però, chi sia più sorpreso tra i due: lui non muore e mi guarda con aria terrorizzata.
mi faccio prendere dal panico e inizio a sparare su tutta la carrozzella finché non si riduce a un ammasso fumante e sanguinolente di carne e ferro e stoffa.
ho le lacrime agli occhi perché l’ho fatto soffrire.
la gente attorno non fa una piega e io me ne vado lasciando il mio terrestre in parte soddisfatto.
ancora in lontananza, mentre mi avvicino al punto “B” sento la trombetta, ma mi dico che è solo uno scherzo del mio udito o i rimasugli dei colpi sonici precedenti

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