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torna a casa.
si sente un po’ stanco, forse è dovuto all’essere uscito dopo tanto tempo.
di nuovo il telefono che squilla.
quando l’ha sentito l’ultima volta?

si ricorda che al mattino squillava, ma non ha risposto.
non ama moltissimo il telefono se non per mandare messaggi o scrivere su twitter e altri social network.

si siede sulla poltrona e appoggia la macchina fotografica sul tavolo, si passa la mano tra i capelli e sul viso con la barba di quasi un mese. si alza poi di scatto e si va a preparare un caffè.

mettendo la mano in tasca sente il biglietto da visita, lo tira fuori e lo guarda: Nana, un nome, una silhouette di un gatto che se muovevi il biglietto miagolava leggermente.

gli stava venendo un mal di testa atroce, lo sentiva salire dalle spalle e così chiuse gli occhi dondolando davanti ai fornelli. il profumo della moka lo fece sentire leggermente meglio, ma si accorse che aveva bisogno di un massaggio.

si versò il caffè nella tazzina, tre cucchiaini di zucchero di canna e poi lo bevve guardando la neve che scendeva sulla città.
le luci si confondevano nella notte e gli ricordavano che tra breve sarebbe stato natale. un altro natale da passare da solo con la sua gatta.

che tristezza.

si sedette alla scrivania e scaricò la foto sul pc. rimase a guardare quegli occhi così profondi e poi ne fece tre copie da salvare sui suoi harddisk.
non aprì nemmeno photoshop per modificarli: erano perfetti così.

la gatta miagolò guardando il monitor.

– non sono i tuoi, scemetta – le disse lui.
lei miagolò di rimando e si strusciò su braccio destro.
la testa stava esplodendo, il caffè non stava facendo effetto e provò a mandare giù un paio di pillole; le teneva sempre a portata di mano visto che ultimamente i mal di testa erano aumentati in intensità e frequenza.
prese il biglietto da visita e mandò una copia delle foto all’indirizzo mail.

< grazie > la mail di risposta arrivò dopo pochissimo, non se l’aspettava nemmeno.
< prego, non ho dovuto nemmeno modificarla. era perfetta così >
< troppo buono, l’hai già salvata sui tuoi innumerevoli harddisk? >
< certo già fatto, la sicurezza prima di tutto! 😉 >
< occupo tanto spazio? >
< no, non moltissimo >
< sono piccola anche nell’anima :p >

non rispose subito, gli venne in mente il discorso del peso dell’anima e del rubarla tramite una fotografia.
appoggiò la testa alla mano e chiuse gli occhi poi gli venne in mente qualcosa di carino da farle.
non sapeva perchè gli venne in mente di farle qualcosa di carino, ma sapeva che quando succede bisogna farlo subito, senza pensarci troppo.

< ci sei ancora? > stava utilizzando la mail come una chat.
< si scusa stavo facendo una cosa importante >
< capito, non ti disturbo più allora, grazie per la fotina >
< ma no, non disturbi affatto, volevo chiederti se ti andava di vederci, devo darti una cosa >
< uhm ok, quando e dove? >

ci pensò su un attimo.
< che ne dici di domani mattina? verso le 11 >
< negativo, dormo. u.u direi che potremmo fare nel pomeriggio tipo verso le cinque >
< ok, stesso posto di oggi? >
< si direi di si, ora scappo, grazie ancora per la foto, a domani >
< ok a domani, ciao >

la gatta gli saltò sulle gambe e pretese un po’ di attenzioni, le fece due grattini poi lo abbandonò per trasferirsi sul calorifero; era decisamente più caldo e interessante.
non aveva fame, si alzò e spense tutti i monitor tranne quello sintonizzato sulle previsioni del tempo, abbassò il volume e si buttò a letto.

si addormentò quasi subito, ma ebbe sonni agitati; si svegliò più volte e alle 7 era in piedi a battere i denti dal freddo.
guardò fuori dalla finestra: la neve aveva coperto la città con un abbondante manto bianco.
non era sporca, era bianca come il latte. come non accadeva da anni.

si fece una doccia bollente e poi un caffè mangiando un pezzo di torta al limone, il mal di testa era passato; controllò la mail.

< dormi già? > scritta alle 01:13.
– si – rispose a voce alta.
c’era un’altra mail.
< mi sa di si. buonanotte e buongiorno quando ti sveglierai > ore 3:25.
– grazie, buongiorno a te –

dopo aver messo a posto un po’ di cose in casa decise di uscire per andare a fare due foto.

passò la giornata in giro aspettando le cinque, aveva il suo pensiero nello zaino, vicino alla macchina fotografica che aveva la batteria scarica da quante foto aveva fatto.
si spostò nel centro commerciale verso le 5, c’era un sacco di gente in giro; la neve aveva tirato fuori le persone dai propri letti e rifugi.
era una boccata d’aria anche se il cielo rimaneva sempre grigio e basso, ma la neve aveva dato un nuovo senso al natale che stava arrivando.

si sedette e si mise ad aspettare, tirò fuori la busta che aveva nello zainetto.

– ciao –
si girò e Nana era lì in piedi.
– ciao –
– fa freddo anche qua dentro – disse lei sedendosi – ci prendiamo qualcosa di caldo? –
– una cioccolata calda va bene? – le propose lui.
– con la panna? –
– si certo –

si andarono a sedere a un tavolino dentro un bar e lui ordinò per entrambi, poi le diede la busta.
– cosa c’è dentro? – gli domandò – è leggera –
la guardò negli occhi verdi, sorrise.
– è leggera, è vero – rispose lui – pesa 21 grammi –

lei lo guardò meravigliata. nel frattempo arrivò la cioccolata bollente con una montagna di panna sopra.
la aprì delicatamente e diede un’occhiata.
poi sorrise e lo ringraziò nascondendo il viso dietro la busta, lasciando in vista solo gli occhi.

verdi.

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