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è una serata un po’ così.
da un po’ di tempo le serate sono così.

ma va tutto bene. alla fine si passa sopra un panno e va tutto a posto.
va tutto a posto quando decidi che deve essere così. quando alle volte non basta un: è tutto ok.

anche se sai che non è così. non è tutto ok.
tutto ok sarebbe lasciare stare le dita, senza strappare la carne fino a farne uscire il sangue.
tutto ok sarebbe non vergognarsi quando parli con le persone al lavoro e tieni gli oggetti in mano.
sono debolezze che vengono fuori, debolezze che non vuoi che vengano viste.
ma alle volte le mani e le dita si muovono da sole. non ci puoi fare niente, è come una sorta di mantra fisico.
non ti calma, ma è diventato parte di me, del mio essere.

ma non va bene.

così tempo fa ho imparato a nascondere i sentimenti.
certo alcune volte commetto ancora degli errori, ma si fanno sempre più rari ed evidenti.
li nascondo fuori di me e dentro di me. li chiudo in cassetti, dietro porte e corridoi dimenticati dentro di me.

li tengo chiusi dentro di me. e non li guardo nemmeno troppo; altrimenti uno ci si affeziona.

ecco il trucco.
ecco l’inganno.

non affezionarsi. almeno non farlo troppo.
e così ci si nasconde, si evita di stare male, di soffrire e di far soffrire.
ecco, in questo momento lo sto facendo di nuovo.

mi sto rovinando le dita. mentre penso a cosa scrivere, mentre cerco le parole giuste e le immagini da trasmettere attraverso di esse.

bevo dell’acqua. fresca.
fa piacere.

stasera impiego tanto a scrivere… forse penso troppo.
fatto sta che il trucco sta nel non pensare troppo. nel non soffermarsi su occhi, labbra, pelle e sorrisi.

un momento. non pensiate che io abbia smesso di voler bene alle persone. ho carissimi amici e amiche.
persone con cui mi trovo benissimo. persone speciali che, nonostante tutto, mi sopportano e mi vogliono bene.

e alle volte mi bastano.
le volte che non mi bastano mi chiudo in me stesso. un poco alla volta mi chiudo agli altri e al mondo.
non troppo. lascio sempre uno spiraglio per la luce del sole.
o la pioggia.
mi piace molto la pioggia, con il suo rumore battente sulle persiane o sul tetto.

ma questa è un’altra storia. di altri tempi.

e quindi mi faccio male da solo. che almeno so fino a dove posso spingermi e fin dove posso nuotare al largo da solo.

alle volte le dita non strappano solo la carne dalla dita.
ma molto più in profondità.

fino dove non arriva la luce del sole.

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