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ci sono immagini che mi appaiono nella mente, così, da sole, senza che nessuno ce le infili. e così rimangono finché non iniziano a venire a galla.
e così c’è sto cielo azzurro che fa quasi male guardarlo diritto, senza nuvole e con un vento tiepido.
e poi c’è questa strada che non finisce più, con il suo silenzio e i suoi alberi che fanno ombra.
e poi ci sono io che cammino.
il vento muove la mia maglietta mentre i passi sollevano una polvere sottile che pare quasi sabbia.
e c’è musica, dentro le mie orecchie.
buona musica per me.
che magari, se fate i bravi, un giorno vi faccio anche la mia playlist.
forse.

quindi ci sono io che cammino verso non so dove di preciso, ma credo che il trucco stia nel camminare.
e non pensare.
perché finché non penso va tutto ok.
perché se non penso tu non ci sei, e allora le cose vanno bene.
tutto fila liscio e non ho preoccupazioni.
le stelle continuano ad apparire in cielo tutte le notti, ma quando penso a te hanno un significato differente.
l’aria stessa ha un sapore diverso.

è tutto più frizzante, più vivo e più colorato.
più vivido, per dirla con una parola sola.

quello che succede quando penso a te è una cosa frizzante.
e dolce.
come un buon moscato.

e se ti penso ti vedo piccola, con quel maglione troppo largo e sformato, con le maniche rovinate a forza di tirarle giù. con l’elastico in vita che non tiene più da quanto lo sforzavi per coprirti le gambe, d’inverno, seduta sul divano a guardare la tv e bere thé bollente.

nella mia mente tutto cambia, il tempo scorre con delle regole tutte mie.
il futuro diventa passato e io invece di guardare il futuro mi trovo a guardare il nostro passato.

è mattina e io mi sono alzato presto per fare un po’ di lavoro arretrato.
ti ho lasciata dormire con la testa appoggiata sul materasso e i capelli sparsi a ventaglio.
li ho sempre amati i tuoi capelli lunghi, anche quando per un periodo li hai voluti tenere corti perchè ti davano un’aria più seria.
che poi sei seria anche coi capelli lunghi.

solo che…
solo che coi capelli lunghi sembri quasi una bambina vista da dietro.
comunque mi sono alzato presto per lavorare, ho fatto una bella doccia e poi ho messo su la moka.
dalla cucina si vede la camera da letto e i tuoi piedi spuntano dal piumone, li muovi piano sintomo che ti stai per svegliare. alzo il fuoco sotto la moka così che il rumore e il profumo ti sveglino.

ho voglia di abbracciarti anche se fino a pochi minuti fa eravamo nello stesso letto a pochi centimetri uno dall’altro.
non te l’ho detto ma sono alcune notti che non faccio che guardarti mentre dormi e io non dormo nemmeno un poco.
ti guardo e penso a quanto ero solo prima di conoscerti, a come hai riempito la mia vita giorno dopo giorno.
a come ci siamo completati e compensati.

tu con i tuoi maglioni e io con i miei tatuaggi che spuntavano dalle magliette dalle maniche corte anche in inverno.
e mi sono sempre chiesto perchè ti sei voluta mettere con me.

ma non mi hai mai voluto rispondere, ti sei sempre limitata a sorridere con gli occhi lucidi e poi nascondevi il viso coi capelli e tiravi la testa indietro lasciando scoperto il collo e le vene pulsanti di vita.
nel frattempo il caffè è venuto su e tu non ti sei ancora alzata, ma è presto, e fuori il tempo è fatto per starsene a letto.
mi verso il caffè nella tazza che mi hai regalato per il mio compleanno: ci sta disegnato un teschio messicano con i cuori negli occhi e la scritta cafè; giro lo zucchero di canna e vengo in camera a vedere a che punto sei del sonno.

mi appoggio allo stipite, come nei migliori film romantici, e ti guardo mentre la luce filtra tra le persiane; non c’è abbastanza luce per svegliarti e io preferisco lasciarti dormire ancora un poco. mi trasferisco in studio dove comincio a lavorare agli articoli lasciati indietro.

sbadiglio: ho un po’ di sonno arretrato e spero che il caffè e il lavoro me lo facciano passare. bevo e scrivo e mi stiro fino a che non sento i muscoli allungarsi e stendersi fino a quasi staccarsi dalle ossa.
mi alzo e sgranchisco le gambe, guardo l’ora e comincia a essere tardi: sono quasi le 11 del mattino e tu ancora non ti sei alzata. allungo il collo per percepire dei rumori provenire dalla camera: niente.

torno in cucina per versarmi un bicchiere d’acqua e magari mettere su un’altra moka per vedere l’effetto che fa sul mio cervello dell’altro caffè.
butto un occhio alla camera e i tuoi piedi sono spariti, mi sporgo ancora un poco per vedere se ti sei rannicchiata come quando dormi profondamente, ma non riesco a vederti sotto il piumone.
alle volte sei così piccola che sembri quasi sparire.

accendo il gas e metto su la caffettiera, entro in camera, non ci sei e mi chiedo dove tu sia finita.
torno in cucina passando dal bagno e sei davanti ai fuochi: indossi un maglione lungo che ti arriva a metà cosce.

– buongiorno – mi dici tu girandoti verso di me.
– buongiorno a te – rispondo sorridendo.

i tuoi capelli profumano mentre li accarezzo e mi avvicino alla tua spalla nuda.
– sta per salire su il caffè – mi dici tu.
– mi sei mancata – ti dico all’orecchio.
– mi fai il solletico – dici tu tirando su la spalla e scoprendo ancora di più la pelle chiara e profumata.
– mi piace farti il solletico – ti dico sfiorandoti l’orecchio sinistro e il collo.
– scemo – mi dici tu.
– lo so –
– dai – dici tu – cosa è sta storia che ti sono mancata? – mi chiedi prendendomi il viso tra le mani.
– così – dico io sentendo un gusto amaro salire lungo la gola – era per dire –
– ehi – mi accarezzi delicatamente e sorridi – va tutto bene, forse hai fatto un brutto sogno questa notte –

mi perdo nei tuoi occhi profondi.
– si forse è stato solo un brutto sogno –
mi baci le labbra piano.
hai un sapore dolce, come in un sogno di quando sei regazzino e baci quella ragazza bellissima che sta seduta in fondo all’autobus quando vai ogni giorno a scuola.

– che facciamo oggi? – mi chiedi accarezzandomi le braccia, seguendo i segni dei tatuaggi che aumentano mesi dopo mesi.
– tu che vuoi fare? – ti chiedo spostando i capelli – usciamo o ce ne stiamo a guardare serie tv seduti sul divano? –
– e se facessimo l’amore tutto il giorno? – mi dici tu mordendoti il labbro inferiore.

– potrebbe essere un’ottima idea – ti rispondo baciandoti la fronte.
– ma prima il caffè – dici tu respingendomi.

mi sento girare la testa, forse è il poco sonno e tu mi accompagni in camera premurosa, mi fai sedere sul letto e tutto gira mentre appoggio la testa sul cuscino…

poi sogno.
sogno di quella ragazza in fondo all’autobus con i capelli lunghi e i maglioni sformati, piccola da sembrare una regazzina di “prima” con gli occhi svegli e il sorriso timido.
la sogno e ti trasformi in te e le stelle si accendono con mille colori e ricordo il nostro primo bacio che deve ancora arrivare, e le passeggiate a chiar di luna e i caffè e le serate a teatro.
e i discorsi sotto casa prima di baciarsi e andare via e poi tornare ancora indietro quando il portone ancora non si era chiuso e baciarsi ancora una volta e un’altra e un’altra.

che poi ci saremmo rivisti il mattino dopo per andare a scuola.

e ti penso. ti penso a te che verrai e sarai tutto questo e anche di più: sarai realtà.

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