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sto bevendo troppo, me l’ha detto anche un mio caro amico. è vero, non posso dire che non sia così, ma il motivo non è il solito, quello di tutti quanti.
bevo non per dimenticare.
no.
bevo per ricordare, per ritrovarti ogni volta davanti ai miei occhi.
ogni goccia d’alcool che butto giù si trasforma in un minuto in più con te.
si colora tutto di giallo, diventa tutto oro e luci.
sarà l’alcool, saranno le stelle che brillano nel cielo terso.
e anche loro sono lucenti di te.
se bevo posso osservarti con maggior attenzione, il problema è che i particolari svaniscono al mattino, con le prime luci che filtrano da sotto le persiane.
cerco di recuperarli con fretta, mi pare quasi di annaspare con le mani per trattenerli, ma sono resi fragili ed evanescenti e piano piano vaporizzano nell’aria.

mi tiro su sul letto e guardo la sveglia sul comodino: i numeri rossi indicano le 7:32.
avrò dormito si e no un paio d’ore.
la testa gira ancora un poco.
alcune immagini ci girano dentro.
le tue mani che tengono un calice di vino rosso.
tu che lo porti alle labbra e bevi.
ti guardo e bevo anch’io.
poi i ricordi si confondono e mi trovo a guardare le stelle sul mare, da solo.
e intanto il tempo passa e la sveglia segna le 7:43.
ho dormito seduto sul letto vedendo le immagini passarmi davanti agli occhi.
sento il sapore del vino che gira in bocca, come le parole di una canzone fa il giro e scende giù.

io non so ancora che sapore hanno le tue labbra e nemmeno le tue lacrime.
poggio i piedi per terra; il pavimento è freddo e mi da come una scossa.

un accenno di crampo fa contrarre il polpaccio destro.
lo massaggio energicamente, sento sotto le dita le tracce del tatuaggio fresco di inchiostro: la Danza di Mucha.

scosto il lenzuolo e mi tiro su piano, ci sono mattine in cui gli anni si fanno sentire più del solito.
mattine in cui vorresti rimanere sotto la doccia per ore.
vado in bagno e mi guardo allo specchio: 45 anni e non sentirli.
guardandomi allo specchio mi chiedo cosa ci abbia trovato di interessante in me; non sono un Adone e il corpo è pieno di cicatrici, ma non avendomi mai visto nudo non può sapere cosa si nasconde sotto le magliette coi supereroi che ancora mi ostino a portare.
ma con i tatuaggi fanno un bel vedere, almeno ai miei occhi.
mi lavo il viso con l’acqua fredda e poi mi butto sotto la doccia bollente.
le immagini scivolano via tra i capelli corti e le sento scendere lungo la schiena tra le cicatrici e le linee dei tatuaggi.
il rosso e il giallo le colorano ancora e ancora e il colore penetra la pelle e scende dentro di me e lo vedo uscire dalle piante dei piedi.
come una pozza il colore si mischia e sento che l’alcool non fa più effetto.

le immagini di ieri sono andate via, svanite e liquefatte giù nello scarico nero.
ma ho lo stesso la testa annebbiata, sento e vedo bene solo quando bevo.

forse sto bevendo troppo.
lo dice anche una mia cara amica.
bevo non per dimenticare, ma per tenere bene a mente i ricordi.
per fissarli come tatuaggi sulla pelle.
lascio scorrere l’acqua a lungo finché non sento la sveglia attivarsi.
chiudo la doccia, mi siedo sulla panca facendo gocciolare l’acqua e tengo gli occhi chiusi.
cerco di farmi tornare in mente le immagini di ieri sera.
ma niente, sono andate via del tutto lasciando l’amaro in bocca come il vino dopo una brutta sbornia.
in cucina metto su la moka.
spalanco le persiane e la luce del sole invade la cucina, mi godo i raggi sul corpo e la luce gialla mi fa vedere le tue mani che stringono il bicchiere.
il vino rosso danza nel vetro prima di baciare le tue labbra.
mi stiro mentre il caffè riempie del suo aroma la stanza; riempio la tazzina e mi godo il gusto forte che mi sveglia del tutto.

mi vesto lentamente, stamattina andrò in giro a fare foto, ho bisogno di schiarirmi le idee.
passeggiare a lungo per capire cosa sta cambiando, perché qualcosa sta cambiando e non so che significa.
saranno gli anni che passano, sarà che da quando ti conosco le serate sono tutte differenti.
scandite dalla gradazione alcolica dei vini rossi, fermi o mossi a seconda dell’umore.
calici larghi, dallo stelo delicato che sembra spezzarsi se lo si stringe troppo forte.
cammino per le vie strette del centro storico, sfioro con le dita i muri che cadono a pezzi, cerco consistenze che mi facciano sentire la realtà attorno a me; graffiti su graffiti e ruggine che cola dalle grondaie.
ho la musica nelle orecchie, Coldplay: ultimamente li ascolto spesso, i primi album. soprattutto Parachutes.
non ho un percorso stabilito, seguo i muri come si farebbe in un labirinto; ma questo mio vagare invece di farmi uscire mi attira sempre più verso il basso, verso quella pozza di colori che stava ai miei piedi stamattina.
il cielo scompare stretto tra le case alte, quasi si sfiorano e in alcuni punti si baciano storte.
come le tue labbra quando incontrano il bicchiere.

dovrei smettere di bere, per stare meglio, per avere la mente lucida anche senza alcool.
dovrei smettere per non vederti più.
si.
forse starei meglio.

forse non mi sentirei come stretto tra due muri alti e ruvidi.
quasi mi sento soffocare quando non bevo, che sono solo e senza forze.
che non sono lucido senza alcool, come se fosse una sorta di medicinale che mi calma e mi fa riflettere.
che mi fa vedere la realtà come è veramente.
così netta e tagliente, come il bordo scheggiato di un bicchiere, dove immagino si poggino le tue labbra e il sangue ne fuoriesca mescolandosi con il vino.

non sto bene.

non ho mai avuto questi pensieri.
do la colpa al vino che mi fa parlare così quando non c’è.
quando non ci sei tu.
cammino e giungo al centro di tutto.
alzo gli occhi al cielo e il blu è così forte che quasi mi abbaglia.
mi sono perso.
non so se sarò capace di ritrovarmi senza un appiglio sicuro.
senza una mappa al contrario: che porta dal tesoro alla partenza.
mi accorgo che devo tornare indietro, un passo alla volta trattenendo il respiro.

un passo, un battito.
un battito e una sosta.
una sosta e un fiato.
dentro e fuori.
un passo dietro l’altro si torna indietro, giorno dopo giorno decido io fin dove arrivare.

al mio centro nero.

ma non fa paura.
che basta abituarsi al buio e poi appaiono le stelle.
le stelle gialle che riempiono il mio cielo.
basta poco per tornare al mio ieri e ripartire di lì.
e stavolta ho il trucco.
fermare tutto con gli occhi.
non perdermi niente di te.
prendere appunti per fermare il tempo.
e bere meno.

me lo dicono sempre due cari amici.

ma non sanno che bevo per non dimenticare quello che diventerò.
e allora sorrido e scrivo.
prendo appunti. al meglio che posso, ma so che posso tornare indietro per ricominciare da capo, ancora una volta se necessario.
sto bevendo troppo, me l’ha detto anche un mio caro amico.

è vero, non posso dire che non sia così, ma il motivo non è il solito, quello di tutti quanti.
bevo non per dimenticare.

no.

bevo per ricordare, per ritrovarti ogni volta davanti ai miei occhi…

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