Tag

, , , , , , ,

ho 75 anni. tutti i venerdì sera vado al pub vicino a casa. il proprietario mi chiama per nome. un nome che però mi ha dato lui perchè io non ho mai voluto dirglielo.
e così mi chiama John.

un nome qualsiasi. forse l’ha preso da qualche bottiglia che fa bella mostra dietro il bancone.

ormai mi ci sono abituato. è quasi un anno che ci vengo. anzi, a pensarci bene, è proprio un anno adesso.

18 novembre 2015.

una data che per qualcuno non significa nulla, ma nel mio passato è stata una data importante.

entro e saluto. mi vado a sedere al mio solito posto, un tavolino in un angolo poco illuminato, mi piace perchè nessuno mi disturba. nessuno si accorge di me e soprattutto nessuno ha voglia di conoscere un vecchio di 75 anni.

ordino la solita birra, anche se stasera avrei voglia di qualcosa di caldo, perchè sento freddo dentro. ma c’è un ricordo che mi scalda il cuore.

e il ricordo sta per entrare dalla porta.
si apre la porta, lui ti fa entrare mentre sistema l’ombrello nell’apposito portaombrelli.

saluta il barista che risponde con un sorriso, vi chiede in quanti siete.
– due – rispondi tu.
si guarda in giro e individua un tavolino davanti al mio.
vi guardo mentre vi sedete, tu le tieni la sedia mentre lei si sfila la giacca.
lei siede difronte a me, mentre tu mi dai le spalle; siete distanti il giusto per non sentire quello che vi state dicendo.

ma conosco il discorso a memoria, me lo sono ripetuto per 30 anni, ogni notte prima di andare a dormire lo ripetevo a me stesso per non dimenticare.

ma quello che mi soprende è la tua bellezza, il tuo sorriso così radioso è luminoso e mi fa venire le lacrime agli occhi.
mando giù la birra e mi perdo nei tuoi occhi. sono profondi, infiniti e posso vedere di riflesso i miei, gli occhi di 30 anni prima. gli occhi non ancora appannati dall’età.
gli occhi che si potevano perdere nei tuoi tutte le volte che desideravano.

tu sorridi, mentre bevi il vino e muovi le mani mentre ci spieghi cosa hai fatto durante il giorno. ci piaceva starti a sentire, la tua voce era calda e bassa, non era mai monotona.
ero così impegnato e perso nel seguirti che non avevo praticamente ancora toccato il bicchiere.

nel frattempo io ero passato alla seconda birra.

tu parlavi e tenevi il bicchiere con la mano sinistra mentre ogni tanto spostavi i capelli dietro l’orecchio, mi stavo perdendo nei ricordi e non sentivo la stanchezza che portavo dentro da tanto tempo.

poi a un certo punto la conversazione si fece più tranquilla, e la mia mano si poggia proprio davanti alla tua, le dita tamburellano sul tavolo di legno e iniziano una danza che porta a leggeri sfioramenti.

ti mordi il labbro inferiore e abbassi leggermente gli occhi, le ciglia fanno ombra sugli zigomi e le nostre dita si intrecciano e mi accorgo che le mie dita rovinate dall’artrite hanno un fremito e si contraggono come se stringessero le tue.

cala il silenzio in tutta la sala e credo di sentire i cuori battere all’unisono, poi una canzone si fa spazio tra il silenzio.
la nostra canzone.

la ascolto ancora adesso quando voglio ricordare questa sera.
mi alzo e passandovi vicino mi perdo ancora una volta nei tuoi occhi, gli sguardi si incrociano per un attimo e mi sorridi.
un sorriso delicato che mi porterò dentro per un bel po’.

stanotte il mio mantra avrà un significato differente.

Annunci