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il guscio. 
e poi viene il momento che tutto ti sta stretto; senti la pelle che tira e vorresti strappartela di dosso. 

e alle volte lo fai. 

perché…

il perché alle volte non lo sai nemmeno tu.

alle volte invece lo conosci per bene e ne hai una paura terribile, quasi fottuta. 

ne parlavo sere fa con un amico: io ho sempre paura. (è questo il mio superpotere) cit.

a parte gli scherzi, è vero che ho paura, paura delle cose che non posso controllare, che potrebbero far saltare la mia tranquillità. 

in tutti questi anni ho imparato molto bene a controllare le mie emozioni. 

ho acquisito una sicurezza che rasenta quasi la perfezione. ma questo è stato il mio errore più grande.

questo errore mi ha portato a sottovalutare certi atteggiamenti, certi interessi e certi pensieri. 

è cambiato qualcosa.

per la prima volta ho associato una persona a una canzone. 

non credo mi sia mai accaduto. 
l’avevo già ascoltata, ma prima di conoscerla non aveva alcun significato. 

ora, non solo ne ha acquisito uno, ma ha anche un corpo.

ha acquisito tangibilità e solidità. 

e il guscio si è incrinato. 

poco.

ma si è comunque intaccato.
e ho paura.

ho paura che alcune “cose” possano entrare e altre uscire.

al momento non sono pronto per una simile eventualità.

sono poco attento, dopo 5 mesi da urlo al lavoro la tensione è calata e mi trovo a fare i conti con ansie e le mie manie masochiste sulle mie dita si stanno facendo strada. 

il sangue macchia le mie dita. quasi indelebile, come un pennarello rosso le segna facendomi vergognare. 

mi vergogno di questa mia debolezza, le nascondo in tasca. ma non basta quello per farmi smettere. 

ogni volta fa più male, esce più sangue ma io non demordo, anzi mordo ancora di più.

e alle volte sento il sapore dolce del mio sangue.

mi piace. 

potrei avere un crollo e non voglio, che domani parto per le mie ferie. 

ho voglia di rilassarmi, non pensare a cose troppo impegnative, mi voglio dedicare solo a girare con il naso all’insù e fare foto. 

migliaia. 

voglio godermi la mia prossima meta. 

senza patemi o pensieri cupi. 

non so quanto ti penserò, vorrei farlo il meno possibile, per vedere l’effetto che fa.

perché se ti penso tutto si annebbia, tutto perde i contorni e si fa chiaro. 

ho bisogno di essere lucido e fermo. 
c’è però una cosa curiosa se ti penso: mi appari a sprazzi, piccoli flash di te. 

gli occhi, poi i capelli e la tua pelle. 

e poi ho questa canzone in testa che non me la tolgo più. 

Yellow. 

Coldplay. 

non credo mi verrà mai a noia, ma non penso mi faccia proprio bene ascoltarla così tanto.
“guarda le stelle 

guarda come brillano per te. 

la tua pelle oh sì la tua pelle e le tue ossa si sono trasformate in qualcosa di bellissimo.”
nel frattempo scrivo e ti penso, come se fossi un qualcosa sottotraccia.

però non come qualcosa che vale di meno; no tutt’altro. 

sei lì sotto e continui a esserci, piano piano. 

delicatamente. 

non so. 

ho paura che il guscio non regga ancora per molto. 

e intanto chi ne paga le conseguenze sono le mie dita, in un gioco al massacro coi miei denti. 

e perdono sempre le dita. 

brutta roba questa qua. 

probabilmente se leggo forse un po’ mi passa, forse un poco mi distraggo. 
ora sono in treno, destinazione Milano dove poi avrò il treno per Lyon. 

per uno che non ama molto il francese ci vado spesso in Francia. negli ultimi tre anni due volte a Parigi e adesso a Lyon. 
ora vi saluto. mi dedico alla lettura.

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