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e niente. che lo so che non si comincia una frase con una congiunzione, me lo diceva la mia maestra delle elementari. 
ma io ero disattento e guardavo il cielo azzurro fuori dalla finestra. 

ma per una “e” che vuoi che accada?

secondo me c’è gente che ci ha vinto un premio importante, tipo Pulitzer o qualcosa di simile, con una “e”. 
e niente, apro gli occhi e sono immerso nella luce del giorno che irrompe dalle finestre della camera. 

è un tripudio di bianco e legno; è mattina presto, non per il sole che è già caldo attraverso le tende bianche che si muovono e si gonfiano con l’aria che entra, sto seduto sul letto a pensare o meglio a capire dove sono. 

è come essersi svegliato dopo un lungo viaggio in un’altra città e non sapere bene dove trovarsi. 

respiro l’aria fresca del mattino, i polmoni si riempiono di sale e sole. 

il rumore del mare si fa sentire e finalmente metto a fuoco il tutto. 

sono a casa nostra, tu sei in cucina e io come al solito non mi sono accorto che ti sei alzata. 

mi tiro su e il legno scricchiola sotto i miei piedi mentre ti raggiungo in cucina. 

sei girata di spalle e indossi una mia camicia che usi solo per girare in casa d’estate. 

hai ancora le gambe chiare, mi piace il colore che il sole dona alla tua pelle in estate: un caldo oro che ben si associa ai tuoi capelli dal colore indefinito. 

– buongiorno – dici con la tua voce bassa e leggermente roca. 

mi è sempre piaciuta la tua voce, un po’ ruvida e calda. ti si addice. 

ancora oggi sentirti sussurrare al mio orecchio mi provoca brividi lungo la schiena. 

– buongiorno a te – rispondo dandoti un bacio sul collo. 

– il caffè è quasi pronto, prendi i biscotti alla cannella? –

– li ho finiti stanotte mentre scrivevo… –

– che disgraziato – dici tu girandoti – e adesso? – 

– prendiamo il caffè in casa e poi ti porto a fare colazione fuori, in riva al mare –

– uhm mi tenti ma prima devo farmi una bella doccia… –

– be’ si può uscire anche un poco più tardi… –

– ah e chi te l’ha detto che ti ci voglio sotto la doccia con me? –

– ma sono il miglior lavaschiena che ci sia al mondo –

– ah sì? –

– eh sì, ho anche il brevetto –

– che scemo –

sorseggiamo il caffè sul terrazzo, il sole è decisamente caldo e stare con te fa già estate. 

sarà che mi sono innamorato di te in un caldo giorno d’agosto, sarà che tu sei particolarmente freddolosa e vivresti in un posto dove regna sempre il sole, l’estate con te è differente. 

è sempre luce e sapori delicati. 

è il tuo vestire leggero. 

è il profumo della tua pelle e il colore dei tuoi occhi. 

è stare con te sotto la doccia quasi immobili a guardarci negli occhi. 

è tornare a casa tardi la sera con te che cammini avanti a me con le scarpe in una mano e nell’altra il bicchiere del locale vicino a casa. 

vuoto. rosso del vino e del tuo rossetto.

è fare l’amore con la finestra spalancata sotto le stelle che si muovono piano come te, che mi parli sfiorandomi l’orecchio con la tua voce calda e ruvida. 

è svegliarsi la mattina nel bianco delle lenzuola con te che ti sei già alzata per preparare il caffè. 

è sentire il tuo passo delicato sul legno dello studio quando vieni a sbirciare quello che scrivo o quando sistemo le mie foto. 

è il tuo silenzio quando, stanca, appoggi la testa sulla mia spalla e ti addormenti in treno mentre torniamo dal mare. 

è il sapore delle tue labbra salate. 

mi hai fatto amare l’estate. 

a me che non l’amava più da un sacco di anni. 
– allora? – mi fai tu riportandomi al presente. 

– che? –

– non hai detto che sei un provetto lavaschiena? –

– oh sì, certo –

rientriamo in cucina e lasci cadere la camicia a terra e io mi chiedo come abbia fatto a stare senza di te prima di conoscerti; amo le tue curve strette dei fianchi, le gambe affusolate e la schiena diritta con la colonna vertebrale che spunta come una fila di colline tra le scapole. 

amo il il tuo collo e le tue braccia lunghe che finiscono con mani calde e dita diritte. 

impazzisco per la tua pancia e l’ombelico e il seno piccolo. 

non c’è centimetro del tuo corpo che non amo e non bacerei per ore. 

davvero mi chiedo come facessi prima di conoscerti, prima di perdere letteralmente la testa per te, per la tua testa e per il tuo corpo.

mi sorridi girandoti. 
chiudo l’acqua e mi lego un asciugamano in vita gocciolando sul pavimento in legno andando in cucina, ho un ricordo sulla punta della lingua, come di sapore di caffè.

ho come l’impressione di aver già preso un caffè stamattina. 

sarà stato nel sogno che lentamente svanisce, andando fuori fuoco. 

bevo appoggiato alla ringhiera del balcone e guardo il sole che si riflette sul mare leggermente increspato dalle onde. 

più tardi andrò a fare un bagno.  
passo dallo studio, ho scritto fino a tarda notte e oggi dovrò correggere tutte le pagine e andare avanti. 

sono a buon punto. 

quando entro i fogli sono sparsi per terra, ho lasciato la finestra aperta per fare corrente. 

li raccolgo ma ho come un mancamento: sono tutti bianchi. 

sento una stretta al cuore. mi sento mancare il fiato, guardo ovunque in casa e fuori sul terrazzo. 

niente. 

mi gira la testa e mi viene quasi da vomitare. 

mi lascio andare per terra, mi sdraio nudo sul pavimento e cerco di calmare i battiti del mio cuore impazzito. 

dopo un po’ decido che non posso stare così per sempre, che devo tirarmi su. 

archivio tutto come un sogno reale. 

mi vesto e decido di andare in spiaggia; fa caldo e il cielo è terso e limpido. 
getto l’asciugamano vicino al bagnasciuga e poggio occhiali e libro sopra assieme alla maglietta e mi butto in acqua. 

faccio una lunga nuotata e quando torno a riva accanto a me c’è un asciugamano con seduta sopra la proprietaria. 

schiena dritta e testa chinata sul libro che sta leggendo.

la osservo come se la conoscessi già. 

mi siedo e prendo il mio libro e continuo a leggere. 

mi sento osservato, ma ogni qualvolta giro la testa lei è china sul libro, le gambe affusolate sono incrociate e la colonna vertebrale spunta come piccole colline, seguo la linea del tuo viso e ti osservo concentrata leggere riga per riga. 

ti giri e mi sorprendi a guardarti. 

non parli e nemmeno io riesco a spiccicare parola, è come se ci fossimo ritrovati e iniziamo a parlare dei libri che stiamo leggendo, di quelli che abbiamo letto e di quelli che leggeremo; le nostre parole si susseguono come un vento caldo estivo. 
a casa i fogli si muovono da soli e piano piano le parole riappaiono come per magia. 
mi sono già innamorato. 

come la prima volta che ti incontrai in una calda giornata d’estate.

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