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alle volte mi chiedo per chi io scriva.
se lo faccio solo per me o per il pubblico che mi guarda dal proprio monitor.
per gli amici che mi seguono assiduamente e spesso mi chiedono come mai io scriva poco o non scriva affatto.
che sia una sorta di sfogo, di un metodo che mi ripulisca l’anima dalle brutture che porto dentro o da quelle che vedo coi miei occhi.
io che vorrei poter registrare tutto quello che vedo e che sento.

e invece scrivo e scatto foto.
tutto per immortalare l’attimo, quello che fugge lo fisso e lo catturo in una foto o in uno scritto.
nel farlo é vero che lo posso rivedere e rileggere quante volte voglio, ma é come se ne prendessi la distanza.
li osservo, entrambi, con gli occhi di un altro me.
li tengo distanti da me, sul pc o su blocco di carta, scelgo io come, quando e se guardarli.

la distanza.
come il titolo di questo post che doveva essere altra cosa.
doveva essere un omaggio a un’ipotetica lei, distante, come sempre, da me.
ma ora é uscito dell’altro.

per chi scrivo.
forse proprio per questa fantomatica lei. che legge i miei post e chissà che ne pensa.
che non é che io scriva di ogni donna della mia vita.
ma ci sono alcune di loro davvero speciali e chissà se l’hanno capito leggendoli, leggendosi.

che un giorno, lo so, le prenderò da parte e dirò loro: questi sono stati scritti pensando a te.
sarei curioso di vedere le loro facce.
cambierebbero opinione su di me?
ne sarebbero contente?
si sono riconosciute?
inizio a essere curioso di sapere, potrei fare un esperimento e chiedere a qualcuna di loro se si é mai ritrovata nei miei post/racconti.

sarei curioso delle loro reazioni.
staremo a vedere.
per ora chiudo gli occhi e provo a sognare, anche se per poco: sono in treno verso Genova.

notte.

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