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vorrei fosse estate.

vorrei sentire cantare le cicale, di notte, attraverso le persiane, con le finestre aperte e la corrente in casa a muovere le tende, piano.
vorrei sentire la canzone più bella del mondo cantata da te.
vorrei che tu fossi qui con me, su questo treno, per non dover scendere alla mia fermata. per continuare a dire: scendiamo alla prossima che qua non è abbastanza lontano.
vorrei avere 16 anni e poi 18 e poi 40 e poi ancora 16, solo per tenerti per mano e camminare senza dire nulla ascoltando la musica del mare che si infrange sugli scogli d’estate.
vorrei poi quel bel temporale estivo, di quelli che ti riversano il cielo addosso e tu non puoi far altro che stare lì e prenderti tutta la pioggia che viene giù.
e ti guarderei attraverso gli occhiali appannati e bagnati e ti vedrei sfocata e distante, ma mi basterebbe allungare la mano per toccarti il viso.
e poi vorrei scendere in spiaggia e immergerci in acqua, quell’acqua calma di quando piove d’estate.
che dopo un poco il cielo si schiarisce e le nuvole grigie diventano bianche e si alzano verso il cielo blu.
vorrei prendere il treno per tornare a casa, quella casa dei miei 16 anni. con il peso della mia immaturità e delle materie da recuperare a settembre; e dividere l’estate tra mare e montagna e ripetizioni di matematica e francese.
e le mattine di mare con il cucciolone come colazione e il primo tuffo in acqua aspettando gli amici.
vorrei la spensieratezza di quelle giornate con gli occhi pieni del tempo che passava piano tra un tuffo e una partita a carte o a Ping-pong e poi le sere a giocare a calcio con altri bagni.
ma a 16 anni non avevo tempo di innamorarmi, dovevano passare ancora un paio d’anni prima di perdersi negli occhi di una ragazza.
che a 17 e 18 anni le cose cambiano, sono gli anni delle notti magiche di Italia 90.
e poi da lì in poi l’amore è diventato più adulto, più maturo ma meno spensierato.
non dovrebbe essere sempre così?
o almeno una via di mezzo.
ma crescendo aumentano le preoccupazioni, le responsabilità si moltiplicano e pesano sulle spalle. se poi si affrontano da soli pesano ancora un poco di più.
vorrei tornare indietro e aspettarti mentre arrivi da quella curva in fondo alla strada, con la terra che si solleva in refoli di vento e le cicale che friniscono nel pomeriggio caldo d’estate, con l’orizzonte tremolante che sembra che tutto si stia sciogliendo.
vorrei muovere i piedi avanti e indietro sul muretto mentre avanzi con il tuo passo deciso ascoltando il walkman con su la cassetta degli Europe.
vorrei perdermi nei tuoi occhi senza riuscire a dire nulla se non un semplice ciao.
ciao, che facciamo oggi?
facciamo che ce ne stiamo in spiaggia a cuocerci al sole o in villa, a cercare il fresco sulla nostra panchina ascoltando musica e basta.
facciamo che stiamo assieme per sempre, che so già come andranno le cose, che ho visto il futuro. e anche se farò grandi cose e mi innamorerò tantissime volte, moltissime delle quali non corrisposte, vorrò sempre tornare indietro e trovarti giovane e crescere con te.

ok? ti piace come programma per l’estate?
si, mi piace. ma tu sei matto, hai visto il futuro e vuoi stare con me per tutta la vita?

si.
lo vorrei.

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