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mi alzo che non ci sei, allungo la mano a sinistra e sento il vuoto al tuo posto.
apro gli occhi e fisso il soffitto bianco; fuori c’è il sole, ieri sera prima di andare a dormire hai voluto chiudere le persiane che pioveva forte. così stamattina il sole non mi ha svegliato prima di te e adesso sono solo nel letto. 

mi tiro su. 

cammino scalzo sul pavimento di legno, lo faccio in tutte le stagioni, mi fa sentire meglio… è come una terapia contro lo stress; dalla cucina arriva la luce del sole e il profumo del caffè, mi fermo sulla soglia e ti guardo. 

sei seduta al tavolo che stai leggendo un libro: leggi con attenzione, hai la fronte corrugata, la mano sinistra sostiene la testa nella lettura, sei talmente concentrata che non ti sei accorta di me, le labbra si muovono piano mano a mano che avanzi. 

dev’essere tosto come libro, di quelli che ti tengono sveglia la notte anche se vorresti solo chiudere gli occhi e lasciarti andare al sonno senza sogni, buio e silenzioso.

sono lì che ti guardo nel sole, porti i capelli sciolti e sei talmente immersa nella lettura che non ti accorgi che il caffè sta venendo su. 

entro e spengo il gas. 

mi giro a guardarti.

tiri su la testa, piano, sbatti le ciglia e poggi il libro con le pagine sul tavolo, ti tiri su i capelli e stai per raccoglierli dietro la nuca. 

– no – 

rimani ferma, con le braccia tirate su. 

sorridi. 

– lasciali sciolti –

abbassi gli occhi e lasci i capelli che si muovono con un fruscio leggero, il sole riempie la cucina, le tue mani abbronzate giocano con la copertina del libro. 

– li preferisci sciolti? –

– si, sei più bella –

– addirittura più? –

– già –

sorridi alzandoti, fai il giro del tavolo e mi dai un bacio delicato sulla guancia, mi accarezzi il viso. 

ti trattengo la mano e la bacio. 

– tutto ok? –

– si, stavo pensando –

prendi la moka e la poggi sul marmo della cucina, poi prendi le tazzine.

– non fa mai bene pensare prima di aver bevuto un buon caffè –

– già –

versi il caffè e mi passi lo zucchero. 

– com’è sta cosa che sono più bella? –

– è così, sono i capelli –

– coi capelli sciolti sono più bella, ma non me l’hai mai detto prima di adesso –

ci penso un attimo. 

cerco nella memoria la prima volta che ti ho vista. 

eravamo a una festa di compleanno di un amico in comune, conoscevo un po’ di gente e stavo chiacchierando con un paio di amiche quando sei apparsa tu nel mio campo visivo. 

per un attimo mi sono bloccato, è stato un secondo, ma sufficiente per rimanermi impressa. 

era ottobre e fuori pioveva, tu avevi i capelli raccolti e indossavi un abito elegante, nero e corto. 

avevi in mano un bicchiere di vino e sorridevi e parlavi con un sacco di persone ed erano tutti carini e disponibili con te.
– a che pensi? – 

– alla prima volta che ti vidi –

– a quando ti sei innamorato di me? –

– veramente non è successo quella prima volta… non ci siamo nemmeno rivolti la parola –

– ma! – mi guardi con la tipica espressione di chi è stato offeso a morte. 
non mi innamorai quella volta, ci fu un’altra occasione di incontro e quella volta eravamo seduti attorno al tavolo con altri amici in comune. 

c’era del buon vino e si parlava di un sacco di cose; se qualcuno mi chiedesse di cosa avessimo parlato non avrei saputo rispondere.

ero troppo impegnato a seguire i tuoi movimenti, non riuscivo a staccarti gli occhi di dosso. 

un vestito blu, i capelli raccolti e le tue mani. 

le tue mani andavano dal bicchiere a una ciocca ribelle che non stava al suo posto, e io mi sentivo un pesce fuor d’acqua, ma più che altro perché ero davvero attratto da te. 
– e quando è successo? –

– forse tra la seconda e terza volta –

– nemmeno la seconda?! – il tono era già più arrabbiato, ma i tuoi occhi ti tradivano e ti scappò un sorriso…

– già, nemmeno la seconda volta –

sospirasti. 

mi piaceva la tua espressione imbronciata, le tue mani sui fianchi stretti, avrei voluto baciarti subito, ma i pensieri tornarono alla notte in cui mi innamorai di te. 
dopo quella sera iniziai a pensarti, tornavo a casa ed ero alticcio, parecchio. 

camminavo piano verso casa e non riuscivo a togliermi dalla testa i tuoi occhi, a dirla tutta mi stavo impegnando a ricordarmi i tuoi occhi. 

avevo bevuto tanto, troppo no perché riuscivo ancora a ragionare e camminare diritto. 

mi accorsi che i tuoi occhi mi tenevano ancorato a terra, mi accorsi che per tutta la sera guardai i tuoi occhi mentre bevevamo vino e parlavamo. 
– ti sei innamorato di me per strada? – mi chiedi bevendo il caffè. 

– sei arrabbiata? –

– no –

– ok, sicura? –

– si –
si, mi sono innamorato di te per strada e ho nella notte, mentre me ne stavo a letto guardando il soffitto ho deciso che mi sarei dovuto innamorare di te. 
– hai deciso di innamorarti di me? –

– non proprio… ma mi sono accorto che senza di te le cose non sarebbero potute essere così belle –

– davvero? –

– si –
mi guardi coi tuoi grandi occhi castani, mi ci perderei e lo sai e sbatti le ciglia un po’ per civetteria e un po’ per il mio piacere. 

e finisce che il caffè stamattina lo dobbiamo rifare e lo berremo dopo. 

passo le dita tra i tuoi capelli morbidi e profumati e ti tiro a me mentre mi tieni la nuca e le tue labbra si schiacciano sulle mie coi bacini appiccicati e i cuori talmente vicini che sentiamo l’uno il battito dell’altro. 

sai un po’ di caffè e mi mordi le labbra, sorridi e mi tieni stretto il viso con le mani e mi chiedo come non ho fatto a innamorarmi di te la prima volta che ti ho vista.
tornassi indietro te lo direi subito, senza indugio.

ma nel futuro è successo una notte di ottobre guardando il soffitto di camera mia.
– una notte osservando il soffitto? –

– già –

– non è per niente romantico, lo sai –

– come no? –

– no – 

chiudi gli occhi e mi baci, mi togli il fiato e mi sembra quasi di volare. 

verso quel soffitto.

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