Tag

, , , , , , , , , ,

notte. mi sveglio fradicio di sudore, dopo la pioggia torrenziale della serata si è alzata un’afa terribile. impregna la maglietta che avevo messo perché c’era un po’ di venticello fresco. ma è tutto finito e l’umido ha preso nuovamente possesso della città e mi sono svegliato di soprassalto madido. 

apro gli occhi all’improvviso e mi tiro su a sedere. 

non ci sei. 

mi guardo attorno preoccupato, la mente è annebbiata dal sonno, dal poco sonno. 

sono le 3:27 e mi sveglio da solo nel nostro letto. 

c’è qualcosa che non ricordo, abbiamo forse litigato?

qualche sera prima abbiamo cenato a casa di amici e si sa, alle volte, vengono fuori discorsi futili che insidiano un piccolo tarlo nelle coppie e poi si continua a parlarne anche quando si è arrivati a casa. 

mentre si entra in casa, mentre io chiudo la porta a chiavi mentre tu ti togli i sandali e ti massaggi le tempie. 

segnale foriero di tempesta. 

rispondi a monosillabi e io, davvero io, non capisco che ci sia di così terribile nel…

niente, non ricordo nemmeno di che si stava parlando…

vai in bagno a prepararti, io ti raggiungo dopo aver aperto le finestre. 

sei ferma con lo spazzolino infilato in bocca, lo tieni stretto tra le labbra serrate. 

i nostri sguardi si incrociano nello specchio, non ho voglia di litigare e forse nemmeno tu, ne sono quasi sicuro, lo vuoi. 

ma finisce che a letto mi dai la schiena, indossi una camicia da notte leggera, con le spalline sottili; una è caduta lungo il braccio. 

vorrei sistemarla, ci penso su, un attimo di troppo e tu sospiri. 

buonanotte, mi dici e con un fruscio ti infili sotto il lenzuolo. 

buonanotte, rispondo io incrociando le braccia dietro la testa sul cuscino. 

fatto sta che sono le 3 e ormai 35 e io non so ancora perché sono solo. 

nel nostro letto. 

metto i piedi per terra. 

il mattino dopo facciamo colazione ridendo. 

sembra tutto a posto. 

provo un timido accenno alla sera precedente, mi fermi con un dito sulle labbra. 

sa di miele. 

a posto, lo dici guardandomi negli occhi. 

ok.

e comunque sono ancora confuso. 

poi mi sovviene una frase che mi dici a pranzo. 

starò via due giorni per un convegno, tiri fuori il programma dettagliato che ti ho stampato qualche giorno prima, ma di cui avevo dimenticato completamente l’esistenza. 

sorrido nel buio della notte come un cretino, il caldo mi ha appiccato addosso la maglietta e la smemoratezza. 

mi sento spossato. 

mi giro a guardare lo spazio vuoto del tuo posto e quasi un po’ di magone mi prende la gola. 

è la prima notte che siamo distanti. 

fa tanto film romantico anno ’90.

ma è così. 

quando tornerai ti porterò a cena fuori e berremo vino rosso per festeggiare a noi. 

ti chiederai il perché, ma io custodirò il segreto finché non lo dimenticherò io stesso. 

perché se te lo dicessi so che rideresti, ma non di presa in giro. 

saresti dolce come sempre accarezzandomi il viso per poi baciarmi dolcemente le labbra. 

ma intanto io sto qui a prendere fiato. 

mi alzo a bere, spalanco tutte le finestre per fare corrente e mi tolgo il pigiama. 

e poi?

poi mi rigiro fino al mattino senza più prendere sonno, inseguendo sogni a occhi aperti mentre girandomi non ti trovo. 

si fa l’alba e ormai è troppo tardi per il sonno, chissà se tu hai dormito bene. 

un po’ spero di sì, un po’ vorrei che il mio svegliarmi avesse svegliato anche te. 

ma la vita non è un film a colazione augurandomi buongiorno mi scriverai di aver dormito benissimo. 

anche io. ma mentirò. 

per amore.

Annunci