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mi sono appena messo a letto, luci spente e non ho voglia di dormire. niente davvero.

ho un post in sospeso, ma ogni volta che provo a continuare mi viene in mente dell’altro; e quindi scrivo ancora.

– che fai? –
– cerco di dormire –
– pensieri? –
– si, un po’ –
– ti va di parlarne? –
– è tardi, dovresti dormire –
– grazie per la premura, ma non sono io quella che domattina si deve alzare per andare al lavoro… –
– già –
ti tiri su a sedere con le gambe incrociate, indossi una camicia da notte di lino, bianca.
illumini la stanza con il riflesso della luce da fuori.
la campana batte le due. il sonno è davvero lontano, sento nella testa i pensieri che si accavallano; li sento mettersi poi in fila, nero su bianco, su in foglio immaginario.
– quindi? – insisti tu.
ho imparato che non devo farti insistere, non fa bene a nessuno dei due. bisogna venire a compromessi, è una forma di rispetto.
– stavo pensando a noi –
fai una faccia strana, preoccupata.
– c’è qualcosa che non so? –
– no, non ho una crisi del… – ho un vuoto, non ricordo da quanto stiamo assieme.
– oh bè, peró non ti ricordi da quanto stiamo assieme… – ti scoccia un poco la cosa.
anche a me, a dire la verità.
– scusa, l’etá –
– scemo – lo dici con un misto d’affetto.
lo stomaco mi brontola, lo senti anche tu e sorridi.
– hai fame? –
– io no, lui sembrerebbe di si –
– vuoi dei biscotti? –
– no, grazie, vorrei solo dormire, senza sognare –
– fatto brutti sogni? –
– non ricordo, peró giurerei di si, per come mi sono svegliato ieri mattina –
– oh, mi spiace, potevi dirmelo –
– figurati, non mi ricordavo minimamente che ho sognato –
ti metti giú, sdraiata sul fianco destro e mi guardi.
– dovresti scriverli al mattino –
– cosa? i sogni? –
– si, funziona, li scrivi quando sono ancora vividi –
– ma alle volte uno non vuole scrivere i propri brutti sogni –
– vero, ma fa comunque bene, aiuta a esorcizzarli –
mi giro sul fianco sinistro, siamo vicini, poi tu ti metti a pancia in su e mi fai cenno di appoggiarmici sopra.
inizi ad accarezzarmi i capelli corti, piano piano sento il sonno arrivare.
ma prima di dormire gioco con l’orlo della tua camicia da notte.
ti sfioro la pelle liscia e morbida delle cosce.
– va un po’ meglio? – mi chiedi sfiorandomi l’orecchio destro.
– si –
– passati i pensieri? –
– no, quelli no, ma sta arrivando il sonno –
– be’ è già qualcosa –
– si credo di si –
il respiro si fa calmo, ti accarezzo la curva della coscia fino al fianco e poi alla vita.
e poi scendo fino al ginocchio e risalgo ancora.
lo faccio fino a sprofondare nel sonno, mi lascio cullare dalle tue carezze e spero di sognarti.

e nel sogno vorrei tornare a quella sera che ti ho incontrata la prima volta.
e hai lasciato un segno.
vorrei avvicinarmi per sentire quello che dicevi e osservarti meglio. vorrei fare il giro del tavolo e prendere un bicchiere di vino rosso, come il tuo, e proporti un brindisi.
tu avresti risposto che non eri la festeggiata, ma avresti sorriso lo stesso e avremmo brindato.
poi saremmo rimasti a parlare per il resto della serata davanti alla finestra che dava sulla strada.
fermi a parlare, sorridere.
e bere vino rosso fino a che le labbra non diventino rosse scure.

il respiro si fa ancora piú calmo, sento in lontananza un cane che abbaia, poi solo il tuo respiro che solleva la pancia.

voglio dormire. voglio sognarti.

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