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– mi manchi – la voce esce un poco strozzata, come quando manca l’aria, o quando hai il magone che ti stringe la gola senza pietà.
– ehi – ti sistemi il telefono meglio nello spazio tra collo e spalla, quello su cui mi piace poggiare le labbra e il naso.
mi sento stupido, ma ho bisogno di sentirti, di sentire la tua voce, di guardarti negli occhi, sentire il tuo profumo.
mi manca qualcosa.
– che succede? – continui dopo qualche secondo di silenzio.
– non lo so –
– non hai una bella voce – mi dici tu con sincerità.
non mi sento di risponderti, sarebbe come mostrare il fianco, espormi più del dovuto.
so già che tu mi diresti che sono scemo, non usando questo termine, ma il senso sarebbe quello.
già dirti che mi manchi è stata una mossa azzardata, un’ammissione di debolezza.
ma si può definire debolezza il “sentire la mancanza”?
non credo.
sospiro.
– sai che puoi parlarmi di qualsiasi cosa – dici tu – se posso aiutarti lo faccio ben volentieri –
– lo so – sono seduto a letto, ho voglia di stendermi e dimenticare la giornata passata senza vedersi.
che ci siamo visti ieri e siamo andati in giro tutto il giorno, camminando vicini. spalla a spalla. sfiorandoci di tanto in tanto.
chiacchierando, ma anche rimanendo in silenzio. io guardandoti mangiare il gelato tu guardandomi fare foto come se fossi un turista.
che poi le foto le facevo anche a te, di nascosto, che poi non ti piaci.
però a me si.
mi sei mancata nell’arco di una notte, fino a l’altro giorno stavo bene. non che adesso stia male, ma ho quel senso di inquietudine come di qualcosa di sfuggente e precario.
nell’arco di una notte qualcosa è cambiato, dentro di me.
fuori, il mondo, tutto è rimasto uguale. non si è accorto del mio cambiamento.
– ma non vuoi parlarmene… –
– non è facile –
– é una roba di fisica quantistica? –
– no… –
– allora non è difficile… – ti sento sorridere – a meno che non sia una roba filosofica –
– no, nulla del genere – ora sorrido anch’io.
– quindi direi che possiamo parlarne senza particolari problemi, tu che ne pensi? –
– penso tu abbia ragione –
– bene –
e aspetti, seduta in sala con le luci spente e i tuoi in cucina a guardare la TV o a leggere un libro.
– dicevo che mi manchi –
– ma ci siamo visti ieri tutto il giorno… –
– eh, lo so – stiamo in silenzio per un po’, mi sdraio sul letto con il filo tirato tra me e te, che stai dall’altro capo della città.
– ah –
forse hai capito anche tu.
un po’ sono curioso, un po’ vorrei sapere se è successo anche a te la stessa cosa, lo stesso cambiamento.
ma sto zitto, vorrei me lo dicessi tu, ma non ho fretta e certe cose vanno rivelate al giusto momento.
– non so se dire mi spiace o essere lusingata… –
– non so esserti d’aiuto, sono di parte – sorrido io.
– già – rispondi tu sorridendo.

mi pare quasi sia successo ieri, invece sono passati già un po’ di anni.
ma certe cose non cambiano, certe cose diventano solo più intense.

parliamo per un po’, sottovoce. con gli occhi chiusi, perché se mi concentro mi pare quasi di sentirti vicina, spalla contro spalla sfiorandoci.

– vado a dormire –
– anch’io, domani mi alzo presto –
– buonanotte –
– buonanotte anche a te –

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