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la canzone di qui sotto non c’entra un fico secco con settembre.
davvero.

la canzone a dirla tutta mi ricorda l’estate, non so perchè appena sentita ho pensato a te, vi/ti chiederai: ma che c’entra con lei/me?

sono le 23:59 del 21 settembre. primo giorno di autunno e a me viene in mente l’estate, che poi per me deve ancora arrivare che devo ancora fare le ferie (ma questa è un’altra storia).

comunque, tornando a noi, sono seduto alla mia scrivania, la mia gatta sta dormendo sui miei maglioni in un anticipo di inverno, ma va tutto bene. in casa ho 23,5° e si sta bene.
e anche questo non c’entra nulla.
fatto sta che questa canzone da quando l’ho sentita me la sono figurata come colonna sonora.
colonna sonora di un pranzo.

chiudete gli occhi e leggete… ah, no. ok prima leggete e poi chiudete gli occhi, fatelo velocemente, leggete e chiudete gli occhi.
o sennò trovate qualcuno che legga per voi: mi raccomando che abbia una voce suadente, sexy, insomma che sia davvero interessante sentirlo parlare, in modo tale da dimenticare quello che sta leggendo ma vi faccia volare solo con il suono delle sue parole.
se la trovate datele il mio numero di telefono… scherzi a parte, vado avanti.

quindi ce ne stiamo seduti al tavolo di un ristorantino, una roba carina, non impegnativa, con il pergolato di glicine che fa passare i raggi del sole di luglio.
in effetti non c’è una musica di fondo, perchè di fondo ci sono i rumori dei piatti dei vicini, pochi a dir la verità, ci sono i rumori delle posate, dei bicchieri che tintinnano.
se dicessi il battito del mio cuore sarei un inguaribile romantico, ma non lo sento, c’è il rumore del vento tra il glicine che non me lo fa sentire.
vorrei essere un regista, vorrei poter far vedere cosa vedono i miei occhi, ma non ne sono capace e quindi mi sto facendo in quattro (4) per farvelo capire.
il sole è quasi al suo culmine, i raggi inclinati colpiscono il tuo viso, i tuoi capelli chiari, le tue labbra mentre bevi il vino rosso che abbiamo ordinato.
vino rosso sfuso, quello della casa, che è buono e va giù bene, che poi torna su in forma di pensieri e parole che non mi escono dalla bocca è normale

sorridi. e mi fa piacere vedere che lo fai senza sforzo e senza che io faccia battute stupide, sono sempre impacciato quando si sta a quattrocchi. vis a vis.
ma non c’è nulla di cui devo parlare, i momenti impacciati sono ancora da venire, mi godo il pranzo senza pensare al futuro. siamo a luglio, il cielo è azzurro, il sole splende e tu illumini la scena.
seguo i movimenti delle tue mani mentre mangi, ti pulisci le labbra con il tovagliolo di stoffa (ah, quanto mi piace il tovagliolo di stoffa invece che quella cosa impersonale di carta) e poi bevi il tuo vino.
io mangio, ti guardo, sorrido, mi pulisco le labbra e bevo con te, o forse un po’ dopo, che sennò mi perdo qualcosa.
c’è un buon profumo nell’aria, si sta così bene che non viene nemmeno voglia di alzarci, ci rilassiamo un attimo e ridiamo; non ricordo nemmeno di che cosa ridiamo, ma non è quello che mi deve rimanere dentro.
quello che mi deve rimanere dentro sono le immagini che vivo quel giorno.
è talmente bello, si sta talmente bene, che mi pare di stare da un’altra parte; posso quasi sentire il mare poco distante, le onde calme si infrangono sugli scogli: la spuma bianca si ritrae controvoglia dalla sabbia e dalle rocce nere, che paiono ossidiana.
la gente intorno a noi sparisce e siamo solo noi, aspettiamo ancora un attimo e poi ci alziamo.
– il caffè andiamo a prenderlo da un’altra parte – dici tu.
– certo

usciamo, vicini, quasi a sfiorarci. il vento è caldo e sembra di stare in un borgo di mare, da un’altra parte, su un’isola, lontani da tutto.
io con la mia maglietta preferita, tu con un vestitino leggero, estivo, che farebbe arrivare l’estate anche a marzo.
ci manca solo che prendi i sandali in un mano e cammini sulla sabbia davanti a me, lasciando impronte leggere che la spuma cancella poco dopo.
e ti giri, mi sorridi girandoti mentre il vento ti scompiglia i capelli chiari.

sembra un film.

e quando arrivo a casa, quando la giornata è finita sento questa canzone.
il video proprio qua sotto.
e allora al primo giro di basso arrivi tu, il tavolino, il pergolato, il glicine, il sole che fa filtrare i suoi raggi.
il vino e il buon cibo.
tutto quanto. anche adesso che è settembre e i tuoi capelli sono cresciuti un botto.

chissà se esiste veramente quel ristorante in riva al mare?
io intanto provo a mettermi a letto.
sono le 00:44.

 

 

Playlist della serata:

buonanotte e buon ascolto.

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