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Gli occhi di Borges di Giovanni Ricciardi
in collaborazione con ThrillerNord

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Gli occhi di Borges è il titolo di una celebre rubrica di oroscopi tenuta da un famoso astrologo su un’importante rivista italiana.
Una giovane liceale, Vanessa, che vive con la madre Anita in un elegante appartamento del quartiere Esquilino a Roma, ottiene la possibilità di fare uno stage presso la redazione della rivista. Da quel momento, però, la sua vita cambia: la ragazza si chiude in se stessa, preda di fobie e di un mutismo assoluto, fino a non voler più uscire di casa.
La madre, sconcertata e confusa, si accorge poco a poco che questa melancolia non è solo il frutto di una crisi adolescenziale, ma è legata a incontri e frequentazioni, dietro le quali si cela una realtà inquietante. Il commissario Ponzetti sarà chiamato a trovare il bandolo della matassa di questa intricata vicenda, in una storia giocata sul senso della libertà umana e sui suoi condizionamenti.
Ma non solo.
In questa sua settima indagine, Ponzetti avrà a che fare col furto di un prezioso esemplare del primo libro di poesie di Borges, trafugato dalla Biblioteca Nazionale di Buenos Aires per conto di un ignoto e ricchissimo collezionista italiano.
Un mistero nel mistero, che muoverà il nostro commissario sulle tracce di una sua vecchia conoscenza: Andrea Perfetti, il ghostwriter che gli aveva dato già filo da torcere nel quarto episodio della serie, Portami a ballare, e che lo costringerà stavolta a un’insidiosa trasferta argentina.
Le due trame del racconto s’intrecceranno soltanto all’ultimo, per combinarsi in un sorprendente finale.”


Una nuova indagine per l’investigatore romano Ottavio Ponzetti.
Il libro inizia con due storie apparentemente distaccate, una che nasce e si svolge a Roma, e l’altra che parte da lontano, dall’altra parte del mondo: a Buenos Aires.
I personaggi sono ben delineati, ci si siede e si assiste a come l’intreccio delle due storie viene dipanato dall’autore in maniera esemplare. Ponzetti si immerge in una storia di inganni e sotterfugi degni del miglior Arsenio Lupin in Argentina, sulle tracce del furto di un prezioso manoscritto di Jorge Luis Borges.
Una delle due storie si snoda tra Buenos Aires e Ushuaia, nella lontana Terra del Fuoco, tra poliziotti ambigui e una donna bellissima e piena di fascino; l’altra prosegue inesorabile e angosciante a Roma per una madre da non molto separata che non riesce più a comunicare con la figlia adolescente che appare risucchiata in un vortice oscuro che preoccupa anche un suo compagno di classe.
Ricciardi riesce a miscelare le due storie, che potrebbero benissimo rappresentare due romanzi differenti, portandole sullo stesso piano fisico nella città di Roma.
La storia, a quel punto, si districa da sola davanti agli occhi dei lettori; lo scrittore ci accompagna passo passo verso quelle scoperte che porteranno alla conclusione delle indagini.
E’ come partecipare alle indagini assieme al duo Ponzetti/Iannotta, tra spagnolo e romanesco, tra liquori colorati e oroscopi misteriosi, il lettore si trova a seguire con trepidazione la vicenda e la lettura scorre via veloce e piacevole.
Davvero un ottimo romanzo, ben scritto: anche se non si sono lette le precedenti indagini si capisce subito il carattere del protagonista e il suo acume per risolvere le indagini intricate di questo settimo capitolo.
Consigliata la lettura accompagnata da un buon vino rosso argentino e un piatto di spaghetti cacio e pepe.

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