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ci ho messo un po’ a decidermi a scrivere questo post. 
ma ultimamente mi riesce difficile ritagliare un po’ di tempo per scrivere di me e delle mie emozioni, dei miei pensieri.
e allora ho deciso di scrivere adesso.

ieri ho compiuto gli anni: 44.
ancora non ci credo, non che non me li senta addosso, ci sono tutti sulle spalle strette e le braccia esili.
ci sono tutti nei pensieri che tendo a scacciare per stare dietro al calendario che scorre.
ma poi mi guardo allo specchio e me ne sento un po’di meno.
certo ci sono le rughe, ma i capelli bianchi ancora latitano.
le rughe sono affascinanti, forse se ti chiami Brad o George… ma le porto con disinvoltura, e poi si nascondono dietro gli occhiali.
scrivevo che mi guardo allo specchio e non mi do 44 anni, poi guardo il mio guardaroba e mi dico che nemmeno a 25 anni avevo tutte ste magliette e felpe con il cappuccio.
e allora me ne sento di meno.
poi arriva il 20 aprile, ogni anno puntuale come una cambiale, e aggiunge un anno al mio calendario personale.
un anno in più di esperienze.
con il vinile che è tornato a suonare per me, come quando scendevo sotto casa a comprare gli LP dei Queen e di De André.
ora stanno tutti in montagna e presto andrò a recuperarli tutti.
un anno in più di letture, anche se l’inizio dell’anno ha segnato duramente tutta la mia passione per scrivere, leggere e fotografare.
ho passato due brutti mesi, è stato un fine inverno duro. quest’anno l’ho patito davvero, a me che piace il freddo i primi mesi hanno sotterrato le passioni e l’umore sotto una coltre fredda.

poi piano piano le cose sono iniziate a cambiare.
però non con troppa fretta, peccato. ma le ferite hanno bisogno del loro tempo per guarire.
e sento che sono sulla strada giusta.

che c’entra tutto questo con il titolo?
un attimo. arriviamo anche al titolo.

e quindi ieri è stato il mio compleanno, 44 anni.
una giornata speciale.

Un buon pranzo coi miei, in un bel ristorante tipico genovese.
sto bene coi miei, con il passare degli anni i nostri rapporti si sono modificati, sono cambiati e si sono evoluti raggiungendo quest’equilibrio che ci porta a parlare in una sorta di parità di gradi.
ma che comunque così non è.
se sono quello che sono è soprattutto grazie a loro.
certo anche io ci ho messo del mio, ma l’esempio ma l’hanno dato loro.
hanno segnato la mia strada con i loro passi.
In parte ho seguito le loro orme, ma non sempre, credo anche con grandi dispiaceri… ma mi hanno sempre appoggiato e ancora oggi lo fanno.

mi ritengo fortunato di averli come genitori, davvero.

il pomeriggio l’ho passato tra persone piccole e letture di pirati.
al sole, seduti sulla sdraio, a leggere e ad ascoltare c’erano due umani e un gatto, che però si è addormentato subito… vuoi per la mia lettura soporifera vuoi per gli anni accumulati sulla pelliccia, ancora morbida e calda.

se ho ancora tanto da imparare dai miei genitori che si avviano verso un’età che li rende sempre più saggi, tanto ho da imparare dalle persone piccole.

sono affascinanti creature magiche, capaci di ragionamenti sopraffini e profondi.
slanci di emozioni pure. non ci sono tramezzi, preconcetti o blocchi mentali.
danno sempre tutto.
da quando si meravigliano a quando si arrabbiano.
niente mezze misure.
vivono di emozioni e movimento. sono emozione e movimento.
Ti lasciano senza fiato, anche se questo credo sia dovuto all’evidente gap generazionale e al fatto che la tua forma fisica fa schifo.
lo dimostra il fatto che stamattina avevo un mal di schiena assurdo… solo per aver portato sulle spalle una bimba di quasi sei anni, ma con la densità e la massa di un piccolo sole… ce lo assicuro.
Quando si arrabbiano incrociano le braccia e scappano via, credo lo facciano perché ci vogliono bene e non sopporterebbero vederci ridotti in un mucchietto di cenere.
ma di buono hanno che, come il cielo d’Irlanda, cambiano umore rapidamente facendo tornare il sole nei loro occhi con sorrisi meravigliosi.

e poi la giornata prosegue con la preparazione della torta per il sottoscritto, io sono stato obbligato a non fare nulla; solo a prendere gli ingredienti dal frigo e dai ripiani alti della cucina.
torta molto buona tra l’altro.

e poi la sorpresa finale di un piccolo dente caduto e subito messo al sicuro.
il rito del pigiama, con un ippopotamo, e poi un segreto insvelabile (se non esiste non me ne frega niente, oh) e il lavaggio di denti meno uno.

e il bacino della buonanotte, con il viso tra le sue mani piccole e la labbra che si appoggiano alla guancia, piano.
solo quello vale come un regalo, enorme.
e poi le stelle, migliaia a perdita d’occhio e stare per qualche minuto con il naso all’insù a cercare le costellazioni ti fa sentire piccolo, ma parte di un tutto più grande e immenso.
e te ne vai a dormire felice.

ma stanco come uno di 44 fuori forma…
P.S.: le polaroid non sono comparse nel testo… magari ne metterò qualcuna in galleria. o sarà il pretesto per un altro post… 

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