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era nato quasi per gioco.

una mattina di fine novembre mi chiami per andare a prendere un caffè.
era un bel po’ che non ci sentivamo.
– ehi… – fai tu al telefono.
– ciao – rispondo – come stai? –
– diciamo bene, ho avuto un periodo del piffero, ma ora va meglio… –
– bene, mi fa piacere –
– tu? che mi racconti? –
– io sto abbastanza bene, il lavoro procede, ho inaugurato una mostra qualche giorno fa… –
– non mi hai detto nulla! – fai tu un po’ risentita.
hai ragione, non ci siamo più scritti e un po’ me ne dispiace; anzi, a dirla tutta, mi dispiace un casino esserci persi di vista.
– scusa… –
– mmh… – fai tu, conosco i tuoi suoni al telefono, quanto mi sono mancati – bè adesso puoi dirmi dov’è o è un segreto di stato? –
– a Milano… –
– ah, pensavo fosse qua… –
– ti ci posso accompagnare, così non paghi il biglietto… –
– mmh… vediamo, vediamo… –
posso sentire che sorridi, dall’altra parte del telefono.
– comunque volevo chiederti se ti andava un caffè, una di queste mattine… –
– certo! – rispondo entusiasta – potremmo andare a Milano a prenderlo, così approfittiamo per vedere anche la mostra… –
– mmh… sembra una buona idea – dici tu.
– ho sempre buone idee –
scoppi in una sonora risata.
quanto mi mancava parlare e ridere con te al telefono; ricordo le nostre lunghissime telefonate, la sera, mentre camminavo avanti e indietro in casa restando in silenzio ascoltando la tua voce che mi raccontava la tua giornata.
e poi io ti provocavo e tu facevi l’imbronciata e dicevi che ero un bel tipo ad approfittarmi così di te e del fatto che non fossimo uno davanti all’altro, ma ben distanti e al telefono.
– hai sempre idee, sul fatto che siano buone non sarei tanto d’accordo – replichi tu.
rido.
– allora, come rimaniamo d’accordo? –
– io ho un giorno libero la settimana prossima, direi… – sento che ti cade qualcosa – mannaggia, direi mercoledì, ti può andare bene? –
– sì, perfetto – prendo nota su un post-it.
– non andiamo in treno però – mi anticipi – andiamo con la mia macchina che siamo più liberi da orari, ok? –
– perfetto, direi che va benissimo… –
c’è un attimo di silenzio, nessuno parla.
mi passo la mano tra i capelli, sospiro.
– riusciamo a vederci prima di mercoledì prossimo? –
– perché? ti manco così tanto? –
sì, certo che mi manchi.
siamo spariti, non ci siamo più scritti né visti e abitiamo a meno di un chilometro uno dall’altro.
ma andava fatto, andava messa un po’ di distanza tra di noi, per tornare nel mondo reale.
solo che avevamo messo un intero mondo tra di noi.
– un pochetto… –
– sei sempre lo stesso… – lo dici in tono gentile, senza cattiveria.
sospiri tu, stavolta.
– mmh… comunque sì, va bene, che ne dici di questo giovedì? –
– bene, anche perché il prossimo viene dopo mercoledì e quindi sarebbe inutile… –
– che scemo… –
ridiamo, assieme, come una volta.
che bello.
– quanto mi mancava ridere così, con te, senza pensieri –
– davvero –
ci salutiamo.
metto il telefono in tasca ed esco di casa, ho bisogno di camminare, mi fa bene alla testa e al cuore.
chissà come sarà vederti dopo così tanto tempo. 

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