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Mi sveglio quasi all’alba e non posso dire di aver dormito benissimo.

apro le finestre e il freddo mi aiuta un poco nello svegliarmi, il cielo è azzurro.
sarà una giornata splendida..
mi butto sotto il getto della doccia e resto lì a pensare: come sarà rivederla dopo così tanto tempo?
sarà cambiata?
mi farà ancora lo stesso effetto di qualche anno prima?
la vita è andata avanti, ho incontrato altre donne… poche, a essere sincero.
non sono mai state storie lunghe, serie sì, sono sempre stato uno da storie serie.
non mi è mai piaciuto andare in giro a rimorchiare nei bar o in discoteca.
non che ci sia qualcosa di sbagliato a conoscere le persone così, ma non sono mai stato un tipo così, da bar.
comunque è troppo complicato spiegare che tipo sono, verrà fuori scrivendo…
e mentre mi facevo tutti questi pensieri in testa l’acqua scorreva e io non mi ero ancora lavato.
mi insapono, mi sciacquo ed esco.
per abitudine metto su la moka.
quando sento il profumo provenire dalla cucina mi do uno schiaffo in fronte.
– idiota –
ma il caffè non si butta e quindi riempio una tazzina, ci metto i miei soliti tre mezzi cucchiaini di zucchero di canna e lo bevo ascoltando la radio.
tre cucchiaini, ma pieni a metà, quindi ne fanno uno e mezzo.
sì ho un problema… ma va bene lo stesso.
mi vesto, come al solito una maglietta da adolescente e un maglione caldo, una giacca, la sciarpa e il berretto.
non ci siamo scritti, spero si ricordi.
arrivo al bar con circa 15 minuti di anticipo, ne approfitto per sedermi a leggere il giornale.
– nessuna buona notizia? – la tua voce mi coglie all’improvviso, non ero preparato.
tiro su la testa e sei sempre la stessa.
bellissima.
– ehi… ciao… – riesco a dire a malapena.
– ciao… –
piego il giornale, lo metto via senza staccare gli occhi dai tuoi; quanto mi sono mancati.
non ci scambiamo nemmeno un bacio sulla guancia, sposti la sedia e ti siedi davanti a me.
gli occhi piantati nei miei.
– allora – inizi tu – che effetto ti fa? –
deglutisco.
sono sopraffatto dalle emozioni, dai ricordi che arrivano a ondate lunghe e calde.
sorrido.
– un bellissimo effetto –
sorridi anche tu.
– bene, anche a me fa lo stesso effetto –
per un attimo, uno solo, vorrei rivivere quelle emozioni che qualche anno prima mi avevano fatto battere il cuore come mai aveva battuto prima.
e pensare che eravamo stati più bravi di Ulisse con le sirene.
che forza.
o che idiozia potrebbe dire qualcuno.
– hai già ordinato? – domandi giocando con il portatovaglioli.
– no, non ancora aspettavo te –
– cosa prendi? io un cappuccino e una bella brioche alla crema, o meglio vuota? –
– ottima scelta, io un krapfen alla crema e un cappuccino –
– ah, il krapfen… da quanto non ne mangio uno –
– allora andata, vado a ordinare –
– non mi muovo da qua – dici battendo le mani sul tavolo.
mi giro a guardarti mentre sto ordinando al banco, sono felice di averti rivista.
torno a sedermi.
– allora? – fai tu – che mi racconti? –
non so da dove iniziare.
– ci sono così tante cose da dirti… –
– bè inizia, ho tutta la mattina libera per te – dici sorridendo.
e così comincio. 

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