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tanti auguri a me.
oggi compio 100 anni.
ieri sera ho festeggiato con i miei figli, nipoti e pronipoti; sì, lo so che non si festeggia in anticipo, ma oggi sarebbe stata una giornata importante.
devo dire un enorme grazie al progresso medico e tecnologico.
ma nelle ultime settimane il mio corpo ha cominciato a cedere.
a morire.
ad arrendersi.
io no, non avevo voglia di arrendermi.
che poi moriamo dal primo secondo in cui veniamo al mondo, con il nostro primo vagito che è una testimonianza che siamo vivi, che siamo arrivati su questo pianeta e vogliamo lasciare un segno.
tutti vogliono lasciare un segno della nostra esistenza.
il solo pensiero di essere di passaggio come le impronte sulla sabbia ci deve infastidire.
in cento anni uno penserebbe di averne lasciati di segni, di impronte, ma poi guardandosi indietro ti accorgi di quanto avresti voluto fare di più.
e così quando il tuo cuore inizia a fare le bizze, cambiare una valvola è ormai un’operazione di routine, da day hospital.
cerchi di fare una vita sana, tranquilla.
ma i pensieri ci sono sempre.
come gli amori che vanno e vengono, e quelli sì che ne lasciano di segni.
poi arriva il grande amore.
prima o poi arriva nelle vite di tutti quanti.
può avere forme differenti.
un cane, un gatto.
il vicino di casa che non avevi mai considerato.
la cameriera che ti serve il caffè tutte le mattine o il cliente che non sorride mai se non lo servi tu.
o Dio. in tutte le sue declinazioni.
nella mia vita avevo avuto diversi amori, più o meno voluminosi.
poi è arrivata lei.
e ha sconvolto tutti i miei piani.
un terremoto emotivo e fisico come mai mi era capitato prima.
tutto meraviglioso.
nella somma di tutte le cose, di tutti gli eventi che ci hanno visti coinvolti, il bilancio è positivo.
sempre.
solo di due fatti non sono per niente contento.
averla conosciuta tardi e averla persa troppo presto.
quando ancora tutto ciò che mi circonda e che mi permette di raccontare questa storia era ancora un embrione nella testa di uno scienziato che era appena nato.
che disdetta il tempo.
che maledetto imprevisto.
sarebbe stato tutto così perfetto.
forse troppo.
forse la natura non ama la perfezione, chissà.
però ho ancora il suo ricordo.
ho i nostri figli e i nostri nipoti e tra i pronipoti c’è lei.
è uguale alle tue foto da piccola che mi mostravi con orgoglio seduti sul divano.
la tua copia sputata.
che ancora mi chiedo da dove sia spuntata in tutto il mix genetico che è diventata la nostra progenie.
la natura non amerà la perfezione, ma sicuramente si diverte un sacco con il nostro DNA.

ma torniamo a noi.
ieri sera erano tutti qui, in clinica.
hanno portato la torta con due tre candeline: una per ogni numero.
100.
sul comodino, accanto a me, c’è una cornice vecchio stile con la foto della festa.
io, un vecchio piccolo piccolo, con dei grandi occhiali, sprofondato nel letto circondato dai pronipoti più piccoli e via via quelli più grandi fino ad arrivare ai miei tre figli con i loro consorti.
sono loro il mio segno su questa terra.
eppure.
eppure voglio, desidero, di più.
voglio più tempo.
voglio andare ai confini dell’universo.
arrivare dove tutto è iniziato.
voglio più tempo per esplorare, per leggere, per imparare.
per amare invece no.
per quello ho amato abbastanza e sono circondato dall’amore.
e in merito a tutto ciò un anno fa, nel giorno del mio novantanovesimo compleanno ho preso la decisione più importante della mia vita.

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