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Ieri ho terminato di leggere il libro edito da Adelphi: Essere una macchina. Scritto da Mark O’Connell, giornalista freelance che scrive per “Slate”, “The Millions”, “The Guardian” e “New Yorker”.

Avevo già iniziato a parlarne in un post di qualche giorno fa, dove scrivevo che mi stava sollevando un sacco di dubbi e portava un sacco di domande sul futuro, sulla fine che farò e sulla possibilità (reale) di allontanare la morte sempre di più fino a raggiungere la “velocità di fuga della longevità“.

Questo concetto è stato presentato dal biogerontologo Aubrey de Grey e punta alla possibilità di estendere la vita umana in buona salute di una decina di anni; in questo modo si dà la possibilità, in questo lasso di tempo, di progredire nella ricerca medica e di aggiungere altri 10 anni di vita all’uomo, e così via fino a un tempo indefinito.

Come ho già scritto alla fine dell’articolo (post) in cui parlavo del libro non ho basi scientifiche per parlare del transumanesimo e di tutte le tecnologie che ne prevedono la messa in opera da qui a trent’anni o forse meno; quindi non posso fare un’analisi del fenomeno che è molto più vasto e conosciuto di quanto io potessi pensare.

Mark O’Connell è un giornalista freelance che decide di esplorare questo mondo con interviste a diversi membri del “movimento transumanista” in modo capillare, esaminandone le diverse sfaccettature.
Dalla tecnologia alla fede.

Il tutto è scritto molto bene, ci sono alcuni passaggi decisamente ostici che hanno richiesto una seconda rilettura, delle serie:

– ok, ho letto tutto sto pezzone incredibile… ehm, non ho capito una beata mazza, gira pagina e ricomincia a leggere, con più calma e con un dizionario alla mano.

Ho imparato termini nuovi, che poi nuovi non sono tipo: prelapsario. Termine usato in studi specialistici quali religione e storia delle religioni.
Dal latino lapsus che significa caduta. Quindi un questo caso significa “prima della caduta” in riferimento al peccato originale.

A parte l’ampliamento delle mie conoscenze linguistiche, questo libro mi ha mostrato nuovi orizzonti che prima erano relegati alla fantascienza dei libri (Asimov – L’uomo bicentenario), certe cose possono diventare realtà nel giro di venti, trent’anni.

Cambieranno il nostro modo di vedere la vita, sperando di non ammazzarci prima.

La parte che ho meno apprezzato, ma non per la scrittura, è stata la parte finale dove si presenta la parte “politica” del movimento attraverso la persona di Zoltan Istvan, che viene disconosciuto dagli scienziati che realmente portano avanti la ricerca di un miglioramento della vita umana andando oltre l’umanità, con metodo.

Credo lo rileggerò, magari tra un anno.
C’è da dire che ora trovo elementi di transumanesimo ovunque, ieri per esempio mi trovavo al Book Pride di Genova e passando vicino a uno stand di Future Fiction mi è saltato all’orecchio il termine transumanesimo.

Credo che la lettura di questo libro mi abbia “settato” il cervello su questa nuova (almeno per me) realtà.

Consiglio questo libro a chi voglia approfondire la conoscenza di questo movimento, anche se poi il vero approfondimento sarebbe quello di prendere i titoli delle opere consultate dall’autore e allargare ulteriormente i propri orizzonti.

Bevanda consigliata: una birra, fredda e con tanta schiuma sopra.

 

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