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Andai alla finestra a guardare il mare.
Mi aveva sempre calmato, con la sua immensità.
Feci la telefonata all’amico di quell’amico e mi disse che mi avrebbero richiamato loro entro sera per darmi un appuntamento.
Poi chiamai Diana, mia nipote, figlia del mio primogenito, Marco.
– ciao nonno, ancora tanti auguri! – esclamò rispondendo.
– grazie tesoro, come stai? –
– Un po’ impegnata con gli studi, ma bene, pronto per la festa di stasera? –
faceva l’università, studiava bioingegneria con ottimi risultati.
– abbastanza pronto… – risposi sospirando.
– uhm che succede? –
– pensieri –
– io ho una lezione tra poco, ma possiamo pranzare assieme se ti va –
– se hai voglia di farti vedere con un vecchio in giro –
rise.
– con te faccio un figurone – disse con affetto.
– grazie Diana, ci vediamo in università? –
– sì, alle 12 davanti alle scale e poi ti porto in un bel ristorantino –
– niente insetti o cibo sintetico –
– non ti preoccupare, per il mio nonno preferito solo del buon cibo, vero –
– bene, a più tardi e buona lezione –
– grazie! a dopo! –
Mi preparai e uscii.
Il mio bastone mi permetteva di camminare abbastanza velocemente per un uomo di quasi cent’anni, meno male che con gli anni era cambiata la mentalità e in giro c’erano solo veicoli elettrici.
L’aria era più respirabile e avevamo dato qualche anno in più, di vita, alla nostra amata terra.
Mi sedetti su di una panchina nel parco davanti all’università di Bioingegneria.
Diana uscì in perfetto orario e appena mi vide sorrise e mi venne incontro quasi correndo, mi alzai piano.
– stai seduto nonno! – mi disse raggiungendomi.
– sono stato fin troppo seduto – risi.
Mi abbracciò forte.
– grazie di sopportarmi – le dissi guardandola negli occhi.
– ma che dici? sei tu che sopporti me e soprattutto supporti le mie pazzie… –
Le offro il braccio e me lo stringe con delicatezza.
– dove mi porti a mangiare? –
– c’è un piccolo locale qua vicino, fanno dell’ottimo risotto… – si ferma a guardarmi.
– cioè – aggiunge subito – il tuo è: il Risotto, però quello non è da buttare… –
– uhm staremo a vedere, mi fido del tuo giudizio –
– vedrai –

Ricordo quel giorno, quando a tavola le dissi che avrei voluto fare l’upload.
Mi guardò come si guarda un pazzo che sta per buttarsi da un ponte senza elastico.
Le si riempirono gli occhi di lacrime, gli occhi così uguali per colore e forma a quelli di sua nonna, che mi si strinse il cuore.
Che effetto dire stringere quando il mio cuore aveva sempre la stessa forma, non batteva realmente e non poteva farsi piccolo vedendo la paura e la sorpresa negli occhi di mia nipote.
Glielo dissi a fine pasto, quando ormai ci stavano per portare il caffè.
Quello è un lusso che posso concedermi ancora senza nessun risentimento per il mio cuore meccanico.

– cosa?! – esclamò mettendosi le mani davanti alla bocca.
Annuii.
Diana fece cadere le mani sulla tavola facendo tremare bicchieri e posate.
Cercai di prenderle, ma la sua prima reazione fu di allontanarsi.
Quel gesto, seppur involontario e dettato dalla notizia, mi fecero stare male e di nuovo pensai all’organo che stava nel mio petto di vecchio novantanovenne.
So che le feci male, le posi sulle spalle un peso enorme, troppo grande per i suoi vent’anni.
– scusami – sussurrai.
Lei prese un respiro che parve infinito.
Si asciugò gli occhi dalle lacrime, che mai avrei voluto veder versare per me.
Respirò ancora.
Poi buttò fuori l’aria come per immergersi e si calmò.
Tese le mani per prendere le mie.
– scusami tu – disse.
Poi sorrise.
Mi vergognai di me stesso.
Mi stava consolando e mi stava perdonando.
– wow – disse poi alzando gli occhi al cielo.
Lo faceva anche lei, quando la facevo impazzire.
E dio sa quante volte capitava in una giornata.
Ma mi amava.
– già – dissi – wow –
– so come funziona la cosa – mi disse cambiando tono di voce, ora pareva un docente dietro una scrivania – ma sapere che tu stai per compiere questo passo mi lascia senza parole –
– ed è difficile farlo con te –
– già –
Arrivarono i caffè e ci fu un attimo di tregua.
– hai preso in considerazione tutto quanto? – mi domandò mettendo giù la tazzina.
– no – risposi sinceramente.
– e su cosa si basa questa decisione? –
– ho deciso che tra la morte e la vita preferisco vivere… –
– ma sarebbe vivere? –
– se sono libero di esprimere i miei pensieri, le mie volontà, i miei desideri, credo di potermi definire vivo –
– ma non potresti toccare le persone che ti vogliono bene, non potresti assaporare un buon vino o il caffè o sentire il profumo dei fiori che hai sul terrazzo… –
– non sarebbe per sempre – risposi.
– vorresti vivere per sempre? –
– non lo so, probabilmente sì, mi piacerebbe vivere per sempre, poter viaggiare e vedere tutta la Terra e, perchè no, tutto l’Universo –
– mi pare un progetto un tantino esagerato… –
– dici? –
Sospirò.
– guarda quanti passi in avanti, verso una vita migliore, l’uomo ha fatto in questi ultimi anni –
– sì, ma tu parli di immortalità… –
– eccessivo? – le domando.
– diamine sì! – esclama.
Adoro mia nipote, un vulcano in eruzione, un fiume in piena in tutto quello che fa, in tutto quello in cui mette il cuore.
– comunque ho preso la mia decisione –
– non c’è niente che possa farti cambiare idea? –
– no… oggi compio 99 anni –
– e il prossimo anno 100 – ribattè Diana – un bel traguardo –
– io non voglio che sia un traguardo – la guardai negli occhi profondi – voglio che diventino un nuovo inizio… –

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