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Può contenere spoiler.

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Ieri sera ho visto “Her” o, se preferite, “Lei”.
Prima di parlare del film ho subito una cosa da (ri)dire: la voce di Samantha… non si può sentire, davvero. Nota stonata di un film interessante con un sacco di spunti di cui parlare.
Oggi, giusto qualche minuto fa, mi sono tolto la curiosità di andare a scoprire chi fosse la doppiatrice. E ho scoperto che non fa la doppiatrice di professione.
Un vero peccato non abbiano impiegato le doppiatrici storiche di Scarlett Johansson: Perla Liberatori e da Domitilla D’Amico.
Qua trovate il link che ho trovato facendo la ricerca sul doppiaggio.
Credo che presto lo riguarderò in lingua originale. Per forza.

Comunque non è di questo che volevo parlare in questo post.
Volevo provare a capire come ci si possa innamorare di una voce. Di una persona che non esiste.
O meglio: esiste, ma non è una persona vivente.
Un po’ ci si potrebbe rialacciare al discorso del transumanesimo (che non ho scordato, ho solo perso un poco la vena di “scrittore”, ma presto continuerò con le altri parti del racconto).
Ma in questo caso si in un’altra direzione.
L’interazione tra uomo e macchina.
La relazione tra uomo e macchina, per essere più precisi.

Cosa serve per definire una relazione?
Il termine, di per sè, significa un mucchio di cose. Ma il significato reale, qual è?
Se io parlo al telefono con una persona che vive dall’altra parte del mondo; ci scambiamo pareri, opinioni, magari ci scriviamo anche delle lettere o delle mail o messaggi; condividiamo gusti simili in fatto di musica e letteratura, ma non abbiamo fisicamente la possibilità di incontrarci per un motivo X, non è comunque una relazione?
Non ci si può forse innamorare anche senza la fisicità?
Potrebbe essere più facile innamorarsi così, a pensarci bene non ci sarebbero problemi di incompatibilità fisica di alcun tipo.
Potremmo essere come abbiamo sempre desiderato essere: addominali scolpiti, seni e glutei sodi, niente difetti estetici.
La voce diventerebbe il mezzo con cui sognare, immaginare e vivere.
Basterebbe chiudere gli occhi e sarebbe facile immaginarsi seduti a bere un caffè, chessò, a Parigi o bere un aperitivo a New York.
O in spiaggia a crogiolarsi al sole.
Quanti di noi lo fanno?
Dico immaginarsi da un’altra parte.
Io lo faccio spesso, soprattutto prima di andare a dormire.
Mi piace immaginarmi da un’altra parte, in viaggio.

Ma torniamo al discorso principale: Her.
Se mi trovassi nella stessa situazione di Theodore sarei sicuramente curioso di testare questo Sistema Operativo.
Vedere cosa può fare, cosa può darmi più di una persona.
Ma il problema è che io non potrei dare di più a lei.
E qua mi riallaccio al discorso del transumanesimo.
Una mente superevoluta, con accesso praticamente a tutto lo scibile umano, con la possibilità di compiere molteplici azioni nello stesso tempo, e parlare con 8000 persone contemporaneamente senza perdere il filo, che cosa potrebbe avere da me, in più?
Nulla.
Siamo noi, gli umani limitati, l’anello debole della relazione, quello che viene abbandonato.
Theodore ha bisogno di questa relazione, è reduce da un divorzio e sente la mancanza di qualcuno che gli stia accanto.
Samantha arriva nel momento giusto e scocca la scintilla.
Sono due entità alla ricerca.
In qualche modo sono entrambi alla ricerca di se stessi.
Uno per ritrovarsi e l’altra per scoprirsi.
Vogliono due cose differenti.
E chi ne paga il prezzo è l’umano Theodore.
Di colpo si troverà solo, di nuovo.
Ma con un’altra esperienza che l’accomuna con chi gli sta a fianco da tempo.
E pur di non stare soli si sceglie di stare assieme.
Che poi non è quello che molti di noi fanno?

Io che farei al posto di Theodore?
Mi innamorarei?
Senza vedere la persona, solo parlandole al telefono, scrivendole, aprendo il mio cuore potrei davvero innamorarmi?
Chi non vorrebbe qualcuno disposto, non solo ad ascoltarci ma anche a consigliarci, a qualsiasi ora del giorno e della notte?
Che ci chiama con discrezione per paura di svegliarci.
Che si interessa a noi.
Ok, ok. Non possiamo abbracciarla, nè baciarla.
Ma forse possiamo desiderarla di meno?
Certo sembrerebbe molto una chat erotica, almeno questa non si pagherebbe ogni minuto.
Comunque, forse sì, potrei innamorarmi non sapendo che dall’altra parte del telefono c’è un Sistema Operativo e non una persona.
Basta che però abbia una voce migliore di quella che è toccata in sorte a Scarlett Johansson…

Tirando le conclusioni che ne viene fuori?
Che è il film mi è piaciuto, anche se i pantaloni dei protagonisti uomini erano imbarazzanti. Chissà se avevano un significato…
La storia è comunque interessante e non scontata.
C’è 13 (per chi ha visto D. House) e anche Amy Adams e pure Chris Pratt.
Ha un cast davvero notevole per una storia ben strutturata.
Lo riguarderò in inglese, per capire se qualcosa cambia con la voce originale di Samantha.

So che non la mia non è una vera e propria recensione quanto più una serie di pensieri buttati lì a caso.
Ma ho scritto come mi veniva (male probabilmente perchè sto crollando dal sonno), ora andrò a dormire chiedendo ad Alexa di spegnere le luci e mettere i suoni della pioggia per farmi addormentare…

Notte.
A presto.

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