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E’ qualche settimana che ho in mente di scrivere questo post.
Tutto è partito da un’immagine trovata su Facebook, sulla pagina di Buccinella (vi lascio il link per farci un giro, c’è roba interessante).

In verità volevo fare due post.
Perchè la frase può avere due significati.

Primo: ti vengo a prendere dove ci siamo persi e non ci siamo mai più rincontrati.
Secondo: ti vengo a prendere dove ci siamo persi… e voglio tornarci per perderci assieme ancora un poco.

Ma poi ho pensato – che ogni tanto mi capita e la testa fuma e gira – che scriverò solo del primo significato, perchè esserci persi assieme e aver passato momenti incredibili, unici e irripetibili è giusto che tutto quello rimanga nel passato. Un bellissimo ricordo, che ancora mi fa sorridere.

Ma quindi veniamo al dunque, che poi divento troppo serio e malinconico, che oggi lo sono già.
Sono seduto alla mia scrivania a sorseggiare una birra post cena ascoltando una playlist su Spotify.

E ho deciso di scrivere qualcosa.

Vorrei tornare indietro, al momento esatto in cui ci siamo persi, in quel momento avrei voluto dirti un sacco di cose. E di cose ce ne siamo dette un sacco noi, nel corso degli anni.
Messaggi, mail, telefonate… mi mancano.

E lo so, la vita cambia, noi cambiamo con la vita che facciamo, le cose accadano e si rivoluzionano; le distanze si avvicinano ma ci si allontana di più, forse.
E lo so che me l’avevi detto, che ci saremmo sentiti di meno, che la vita ci avrebbe allontanato.
Ma se ti dicessi che sei ancora nei miei pensieri? Giuro. Vero.

Vorrei tornare indietro a quel momento in cui sono rimasto a casa invece di prendere il treno, e vorrei prendermi il tempo di un incontro “faccia a faccia”, che la distanza e le circostanze non ce l’hanno mai permesso. Per dirti cosa? Forse niente, forse starei zitto a guardarti negli occhi castani e profondi. Sorriderei. Un abbraccio? Certo, anche se a te non sono mai piaciuti, come i fiori.

Oh ma se ti dico che ascolto i vocali che ho su whatsapp? Mi prenderesti per scemo? Li ascolto tutti, anche dove mi insulti.
A proposito, metto quell’immagine, quella del titolo, sul mio stato di whatsapp perchè tu la veda, perchè tu sappia che ti penso. Ma non l’hai mai vista e gli amici credono pensi sia affetto dall’Alzheimer. E invece no, aspetto che tu la veda.

Non so come stia venendo fuori questo post, non credo sia una granchè, ma volevo scriverlo da giorni, forse avrei dovuto aspettare ancora un poco o forse no, avrei dovuto scriverlo di getto il giorno che l’ho pensato.

So di per certo una cosa: che se mi potessi scrivere adesso mi diresti di sorridere, di non preoccuparmi, che stai bene, che va tutto bene adesso. Perchè ci mancano persone che non abbiamo mai visto? Non ci siamo mai incontrati, abbiamo solo scambiato messaggi, mail e lunghissime telefonate.

Ti ho sentita ridere, prendermi in giro, divertirti alle mie battute e ti ho sentita piangere disperata, ti ho ascoltato in silenzio sentendo i tuoi singhiozzi e mi si stringeva il cuore.

Mi hai fatto sorridere e ridere, mi hai sorpreso con la prima telefonata della nostra amicizia, perchè posso chiamarla così, vero?

Gli amici non sono quelli che si vedono tutti i giorni, si sentono sempre e sorridono sempre.

Anche noi siamo amici, a distanza, di tempo e spazio. Eppure tornerei al momento in cui ci siamo persi, per stare ancora un poco assieme, per bere un caffè che non abbiamo mai bevuto, fare una passeggiata in una delle tue città e sentire la tua voce…

Ma sì, dai, stasera vengo a prenderti dove ci siamo persi e ti racconto tutto quello che ho fatto, delle ragazze di cui mi sono innamorato, delle fotografie che ho fatto e delle cose che ho scritto, dei libri che ho letto e delle cose che ho imparato su di me.

Chissà se mi leggerai, se ti arriverà questo pensiero. Chissà se adesso, che siamo più vicini che prima mi penserai, almeno un pochetto. Solo un pochetto.

Vabbè, io finisco la birra.
Spengo la luce della scrivania e provo a pensarti un po’ più forte.