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notte. ore 1 e 12 minuti.
caffè e niente sonno, a quanto pare l’opzione migliore è quella di scrivere.
anche perché l’altra sarebbe rigirarmi nel letto fino alle 3 del mattino.

e quindi eccomi qua, come facevo una volta che scrivevo a tarda ora, magari dopo un’uscita con amici a bere birra e fare due chiacchiere.

stasera non sarei voluto tornare a casa subito, no. stasera è una di quelle sere che ti viene voglia di camminare lungo la linea bianca che segna la destra della corsia.

un passo dopo l’altro, restando in equilibrio per non cadere ancora.
con le cuffie ben piantate in testa a coprire il suono dei pensieri che si muovono dentro di me.
oggi in radio passava Carmen Consoli con Confusa e Felice.
quindi va bene lei, adesso.
o forse una musica un po’ più alta sarebbe meglio.

comunque seguo la linea bianca, tra curve, dossi, salite e discese; fino ad arrivare dove si inizia a percepire il profumo del mare.
quel profumo di salsedine misto ad alghe e libertà, quel profumo che chi abita in una città di mare conosce bene.
e allora spengo la musica e tolgo le cuffie per sentire lo sciabordio delle onde contro gli scogli.
ci sono quasi.

mi fermo un attimo prima di girare l’ultima curva, quella che non arriva mai quando sei in macchina in viaggio e non guidi tu.
prendo un respiro lungo.
poi avanzo con il piede destro e uno dopo l’altro arrivo dove la strada finisce e inizia il mare.

le pietre sono lucide sotto la luna, le onde arrivano lunghe con la spuma bianca.
riprendo fiato.
mi accorgo di aver percorso gli ultimi metri in apnea, come il centometrista.
e invece mi accorgo di essermi mosso al rallentatore e l’alba quasi mi sorprende.

finalmente mi siedo.
penso a dove sono arrivato. ogni tanto mi chiedo dove sarei se avessi fatto scelte differenti.
forse sarei sempre qui, solo differente io.
vorrei chiudere gli occhi. sognare. dormire.

sono le 1 e 30.
di sonno neanche a parlarne
se fossi qui, seduta accanto a me sulla spiaggia potremmo parlare di un sacco di cose.
ma sono solo adesso.

facciamo che torno a casa, magari faccio l’autostop o piano piano mi incammino e torno a casa.

ora dormo, ci provo sul serio.
la gatta fa la pasta in fondo al letto.
io ho la luce accesa.
il ricordo amaro del sapore di una birra ipa blanche. molto buona.
un bicchiere vuoto con il segno della schiuma a imperitura memoria.

dormo, che è meglio.

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