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è tardi anche stanotte, sono le 00 e 56.
praticamente l’una.
e domani faccio mattina.
che poi anche oggi mi sono alzato presto nonostante facessi pomeriggio, ma si sa che la mente ha i suoi orari e rimane ancorata ad abitudini malsane…

c’è una cosa positiva in queste notti quasi insonni: ho ripreso a scrivere e la cosa mi piace molto, davvero.

stasera però non ho preso il caffè e gli occhi si chiudono, vorrei prendere e partire, un viaggio lungo attraverso diversi paesi, la Francia e poi la Spagna arrivando fino in Portogallo.
tutto in treno.
lentamente.
senza fretta.

mi farei cullare dal suono delle ruote sulle rotaie, ogni tanto un fischio, come nei film di una volta quando il treno salutava città e piccoli paesi che incontrava sul suo percorso.
e le luci
mi piacciono le luci di notte che filtrano da sotto la tenda, quel loro colore caldo tra il giallo e l’arancio.

e così mi fisso a osservare le lame di luce che scorrono veloci al nostro fianco.
da piccolo immaginavo che il treno, con noi dentro, stesse fermo e fosse tutto il resto del mondo a girare e farsi incontro scorrendo attorno ai vagoni.

(forse non ero poi così piccolo quando l’ho pensato…)

mi lascio cullare dal rollio del treno e mi si chiudono gli occhi piano.
ti sento che chiudi la porta con delicatezza, ti togli la giacca e la butti sulla tua cuccetta, poi ti siedi e ti togli le scarpe; fai tutto piano, ma sono ancora sveglio e cerco di non muovermi.
via le scarpe ti alzi e ti giri, apro gli occhi e mi dai la schiena.
– guarda che lo so che sei sveglio… –
– uhm –
ti giri e mi sorridi.
– dai, dormi –
ti siedi sul bordo del mio mini letto e mi accarezzi i capelli con tenerezza.
ti avvicini e appoggi le tue labbra alla mia fronte.
– buonanotte… – sussurri.
– buonanotte – rispondo e poi gli occhi si fanno pesanti mentre ti spogli.
e sento proprio il corpo che si abbandona rapito dal sonno, scivolo in un sogno caldo come il tuo abbraccio.