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mi sveglio.
per un attimo non so che ore sono né tantomeno dove sono.
poi faccio mente locale: sono in treno.
in un punto imprecisato della Francia, se non ricordo male l’ultima città in cui ci siamo fermati era Aix Les Bains qualcosa, ma tu stavi ridendo e io mi sono distratto.
e ci siamo stati tanto tempo fermi lì.
tu ridevi e io stavo bene.
poi ci siamo presi un caffè appoggiati al finestrino guardando il mondo che riprendeva a correre.
– a che pensi? – mi hai domandato all’improvviso.
– uhm –
– uhm? – ripeti facendo una smorfia.
– a te che ridi –
– nel senso che sono buffa? –
– non sei buffa –
– ah – e ti giri a guardare fuori dal finestrino come se io non ci fossi.
sorrido e mi perdo un poco.
e adesso mi sveglio nel cuore della notte, il treno si è fermato, ma da fuori non viene nessun rumore.
provo a tirare su un poco la tenda, ma non c’è nulla se non un lampione che illumina il vagone.
tu respiri profondamente nella tua cuccetta, mi giro per guardare la tua schiena che si solleva regolarmente.
sincronizzo il mio respiro con il tuo, come quando camminiamo per le città e tenendoci per mano di accorgiamo di andare a tempo, con lo stesso passo.
mi fa sorridere questa cosa, perché camminiamo così da non molto tempo.
eppure sembrano passati anni.
sbadiglio e perdo il tempo.
ti muovi.
per un attimo penso di averti svegliata, forse ho pensato troppo forte.
invece ti giri e un braccio nudo scivola fuori dai lenzuolo.
credo che il sonno stia arrivando nuovamente, socchiudo gli occhi e prima di addormentarmi mi pare di vederti sorridere, ma ormai non ho più la forza di tenerli aperti e sprofondo nel sonno.

chissà se ti sognerò. chissà se lo farai tu.

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