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ero indeciso su cosa scrivere stanotte una volta infilatomi sotto il piumone.
o continuare il viaggio o scrivere dell’altro.

visto che sto scrivendo di nuovo non mi dispiacerebbe continuare il racconto, nato per caso.

perché, dovete sapere, che mi piace inventare storie che prendono comunque spunto dalla realtà, da quello che mi succede intorno, dalle persone che incontro e da quello che dicono e magari mi colpisce.

qualcuno dice anche che queste storie le scrivo bene e mi sto abituando a crederlo.
sono un tipo a cui i complimenti piacciono, ma li prendo sempre con le molle, come se qualcuno dovesse in qualche modo fregarmi.

che scemo, vero?
ma questa è un’altra storia…

esco a prendere due caffè.
mentre cammino lungo il corridoio del vagone letto c’è silenzio, è come stare in una sfera di vetro, tutto il mondo è fuori a pochi centimetri dalle tue mani e tu non puoi fare altro che stare a fissarlo senza poterlo toccare, senza poterlo vivere.
scrollo la testa e vado avanti.
nel vagone ristorante ci sono un paio di viaggiatori che stanno prendendo un caffè.
li saluto in inglese e chiedo due caffè da portare via.
mentre aspetto che il barista prepari la mia ordinazione arrivano due ragazzi, giovani.
avranno sì e no 20 anni e tutta la vita davanti.
si tengono per mano e si perdono uno negli occhi degli altri.
mi ricordano un po’ me, un bel po’ di anni fa.
sorrido.
il barista appoggia le tazzine da asporto sul bancone e dopo aver pagato torno indietro.
cercando di non far danni arrivo al nostro scompartimento.
sorrido ancora e mi chiedo se sono ancora capace di amare così, senza riserve, con il cuore in mano e la felicità negli occhi.
busso con un gomito.
tu apri piano la porta.
– desidera? –
– il suo caffè, madame –
– uhm – fai tu con aria sospetta – non ho ordinato nessun caffè… –
– strano, allora sarà stato il suo fidanzato –
– viaggio da sola – rispondi con un mezzo sorriso.
– allora lo offro io… –
fai un’espressione scioccata.
– ma, come si permette! –
poi sorridi e quanto mi piace quando lo fai, gli occhi brillano e forse, dico forse, c’è ancora speranza per innamorarsi senza timori.