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il ritorno al presente è dato dal fischio di un treno in partenza.
– tutto ok? –
– sì –
– dov’eri? – chiedi sorridendo curiosa.
– a 7 anni fa –
– la prima notte che abbiamo dormito – rimarchi con il tono il verbo – assieme? –
– già –
sorridi.
– è un bel po’ che non ci pensavo – dici camminando accanto a me.
– mi è tornato alla memoria quando mi hai preso per mano, poco fa –
– che bella quella giornata, così spensierata e calma –
– con la neve poi… –
– e pensare che ancora non mi piacevi –
– nemmeno un poco? –
– uhmm diciamo che era più un interesse informale… –
– informale? e che vuol dire? –
– che eri una persona interessante, ma non al punto da farmi perdere la testa –
– bè io esco fuori alla distanza –
scoppiamo a ridere.
– in effetti ci è voluto quasi un mese perché tu mi chiedessi di uscire –
– già e non sai quante prove ho fatto davanti allo specchio del bagno –
– davvero? questa non me l’avevi mai raccontata –
– certi segreti vanno mantenuti tali – feci io serio.
– che buffo –
– senti chi parla –
– miss buffezza –
– o buffità? –
– no no, buffezza –
ridiamo e mi baci.
– mi piacciono i tuoi baci – ti dico sfiorandomi le labbra.
– non possono non piacerti –
– mi piace quando sei così certa delle tue qualità –
– perché? non è forse vero? –
– assolutamente, però potresti darmene un altro, così per sicurezza? –
– te lo meriti? –
– certo! –
mi baci ancora e ancora.
e mamma mia quanto mi piace soprattutto quando hai il tuo profumo su.
sono davvero fortunato.

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