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buffo come certe cose possano non piacere ma poi si fanno e tutto cambia prospettiva.
era caldo.
molto caldo.
era qualche giorno che non ci sentivamo perché eri via per lavoro all’estero e mi avevi detto di non chiamarti.
ci ho provato, giuro.
ma al terzo giorno ho deciso di farlo.
– pronto? – ci hai messo un po’ a rispondere, con un tono come di incredulità: cioè, ti avevo detto di non chiamarmi e lo stai facendo? cos’è che non capisci nella frase non chiamarmi?
tutto questo in un: pronto?

silenzio.
adesso faccio finta che mi sia partita la chiamata per errore.
oh, accidenti che sbadato, scusami ti scrivo più tardi.
è invece sono rimasto in silenzio pure io, per un po’.
poi mi sono fatto forza.
– ciao – detto con la voce più calda possibile.
– cosa ti avevo… –
– non chiamarmi, è vero, lo so, ma poi mi sono chiesto perché non volevi… –
– non mi piace stare al telefono soprattutto se poi non possiamo vederci poco dopo –
– uhm –
silenzio.
sentivo il tuo respiro dall’altra parte del telefono.
– capisco, ma la tua voce mi mancava –
– solo la mia voce? –
– no, non solo, ma mi piace stare a sentirti parlare –
– non mi freghi coi complimenti, caro mio –
– ma è vero –
– giura? –
– giuro! –
– scemo –
era vero, la tua voce mi mancava anche se stavamo assieme da nemmeno un mese, era piacevole e quando ridevi ridevo anch’io e stavo meglio.
e volevo sentire l’effetto che aveva al telefono, se anche così, da distante funzionava lo stesso.
funzionava.
– mi piace –
– quando ti insulto? – chiesi ridendo – è un attimo che ti ricopro –
– ma pensa te… –
– e sentiamo… –
– volevo sapere come stavi, come andava al lavoro, se avevi troppo caldo e se mangiavi abbastanza, volevo sapere se mi pensavi e se ti mancavo – dicevo abbassando il tono della voce.
– quante cose… –
– mi preoccupo… –
– grazie, mi fa sentire apprezzata – un attimo di pausa, poi un sospiro – mi piace la tua voce al telefono, è calda e morbida –
– oh, grazie –
ti vidi sorridere.
sorrisi pure io e restammo a parlare tutta la notte come facevamo certe sere prima di tornare a casa.
sentire la tua voce al telefono mi faceva stare meglio, meno solo.
– mi manchi –
– di già? – dissi tu.
– già –
– anche tu –

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