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ho sempre pensato al tempo che passa e che lascia tracce della nostra vita in questo mondo.
stare con te è sempre stato un turbinio di emozioni, c’erano anche i momenti di silenzio ma la tua presenza li riempiva, sempre.

e quando non c’eri per qualche viaggio di lavoro o a trovare i parenti, c’era il telefono a tenerci legati

oggi ti sto aspettando, seduto sulla nostra panchina che ti è sempre piaciuta.
quella che sta alla fine della passeggiata, dove non arriva quasi nessuno.
davanti si allarga il golfo con il suo mare calmo e lucente.
socchiudo gli occhi.
ripenso a qualche ora prima quando sei uscita di casa presto.
– dove vai così presto? –
– non ti preoccupare vecchio mio, ci vediamo al solito posto –
mi hai sorriso e mi hai dato un bacio sulle labbra screpolate.
– e metti un po’ di burro di cacao –
– sì tesoro –
prendi le chiavi e mi sorridi ancora.
– ti prendo io il giornale? –
– no, ci penso io così faccio due passi e prendo un caffè al bar –
– no, aspettami che lo prendiamo assieme –
faccio di sì con la testa.
ti guardo uscire dalla porta e poi mi alzo per osservarti dalla finestra.
da quando siamo entrambi in pensione le nostre giornate scorrono un poco più lentamente, ma facciamo sempre le cose che ci piacciono.
come la colazione al bar vicino a casa.
ormai sanno cosa prendiamo e basta sederci a un tavolino, fuori o dentro a seconda della stagione, perché il cameriere ci porti i nostri caffè con una brioche vuota e una con la marmellata.

ti giri a guardarmi, mi fai un saluto con la mano e poi ti dirigi a passo svelto verso la piazza del Comune.
sorrido.
lavo la moka nel lavandino con le due tazzine, poi vado a prepararmi.

ci metto un po’, ormai le giunture sono quelle che sono e mettersi la giacca e allacciarsi le scarpe sono operazioni faticose che richiedono tempo.

scendo in strada e mentre mi avvio alla panchina compro il giornale, che poi leggiamo insieme prima di pranzo

seduto aspetto che arrivi.
mi guardo intorno e finalmente ti vedo arrivare, a passo tranquillo, hai un sacchetto in mano.
ti siedi accanto a me.
sorridi

– cos’hai lì dentro? – domando curioso.
– un dolce che ti piace tanto e che non mangiavi da un sacco di anni –
– davvero? e dove l’hai trovato? –
– hanno aperto oggi una filiale dietro la piazza del Comune –
mi porgi il sacchetto di carta e tiri fuori la Panarellina, uno dei miei dolci preferiti, mi commuovo quasi.
– grazie tesoro mio – ti do un bacio sulla guancia.
– potevi sprecarti di più – dici tu con aria severa, ma dolce.
ti guardo e ritrovo quegli stessi occhi che mi facevano battere il cuore.
spezzo il dolce in due, è morbida e profumata.
– grazie –
– grazie a te –

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