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– andiamo? – domandi.
– dove? – ribatto io.
– al mare – rispondi con nonchalance.
mi volto a guardare l’orologio sul comodino.
– è mezzanotte passata – azzardo timidamente.
– e quindi? – domandi alzandoti da letto.
– è tardi? –
– come sei pigro – rispondi mettendoti il costume – bè, cosa guardi? –
– mi piace mentre ti cambi –
– ecco, se vuoi continuare a usufruire di questo bonus vedi di muovere le tue chiappette e andiamo, su –
mi faccio convincere in fretta e senza opporre troppa resistenza, d’altra parte non rinuncerei per niente al mondo ai tuoi spogliarelli.

scendiamo in strada, non c’è praticamente nessuno a parte qualche ragazzo che torna a casa con le scarpe in una mano e nell’altra una bottiglia di birra.
i piedi ancora bagnati e sporchi di sabbia.

– vedi – dico – anche i giovani tornano a casa a dormire –
– perché noi siamo più giovani –
ti guardo e sorrido.
– non penso proprio –
– parla per te – fai tu guardandomi dritto negli occhi – io sono giovane dentro –
molto dentro, stavo per dirti, ma mi mordo la lingua e sorrido.
– tanto lo so che stavi per dire una cattiveria, caro mio –
– io? – faccio io finto offeso – ma quando mai! –

ti giri e ti avvii verso la spiaggia.
ti osservo sparire nel buio del bagnasciuga.
ti volti verso di me e ti togli il pareo rimanendo in costume.
per poco.
anche quello segue l’indumento appena tolto per terra.
allarghi le braccia e ti giri.
sento il rumore dell’acqua contro le tue gambe.

mi lancio al tuo inseguimento.
buttando i vestiti qua e là arrivo in acqua che tu sei già lontana dalla riva.

tendi le tue braccia verso di me e io ti raggiungo attirato come da una sirena.

– bravo tesoro mio – sorridi.
– sai come convincermi –
– meno male che ancora ci riesco – ribatti con un sorriso.
– già, meno male – dico raggiungendoti.

ti tiro a me.
e la luna fa capolino tra le nuvole e spia i nostri baci.

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