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Eri lontana, non per lavoro.
Eri andata a trovare un’amica che non vedevi da tempo e avresti trascorso qualche giorno da lei,in casa sua.
Una casa che dava sul mare.
Una casa dove avevi passato la tua infanzia spensierata e giocosa.

Eri partita presto la mattina, ti avevo accompagnata in aeroporto e ci eravamo salutati come due innamorati che non sapevano quando si sarebbero rivisti.
Ogni tanto eravamo davvero melodrammatici.
– ti scrivo appena arrivo amore – mi salutasti dal controllo bagagli.
Ti sorrisi e alzai la mano per salutarti.

Tornai a casa e sfogliai le nostre foto, non ero triste e non era la prima volta che rimanevo a casa da solo.

Forse era per il fatto che a breve sarebbe stato il tuo compleanno e forse saresti stata lontana.
Ti scrissi una lettera che ti avrei dato al tuo ritorno, come facevamo all’inizio della nostra relazione.
E a te piacevano molto le lettere che ti scrivevo.

Mi arrivò il tuo messaggio: volo in perfetto orario e tranquillo, la tua amica ti stava aspettando fuori e ci saremmo sentiti verso sera.

Il pomeriggio passò lentamente, troppo lentamente.
Tornai dal lavoro e preparai una cena semplice, poi risposi a un paio di mail e aspettai.
Il telefono squillò.
– ciao amore – ti dissi.
Dall’altra parte silenzio, poi il tuo respiro e il rumore del mare.
Poi arrivò il tuo sospiro.
– Il mare e la pioggia mi faranno sempre pensare a te – il tuo sussurro arrivò diritto al cuore.
Saltò qualche battito.
Sorrisi attaccato al telefono come un adolescente, ma ero l’uomo più felice di questa terra.

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