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Ero sempre stato un fervido sostenitore della tua bellezza.
Indiscutibilmente.
Ma tu?
Tu no.
Tu non ti fidavi della mia capacità di giudizio e mi prendevi in giro a ogni occasione.
Ma la cosa era davvero molto divertente soprattutto all’inizio.
Ci cascavo sempre.

La prima volta ci rimasi quasi male.
Eravamo a cena fuori, nessun evento particolare: ci piaceva ogni tanto uscire e non pensare a cucinare, apparecchiare e poi lavare i piatti.
Era piacevole sedersi al tavolo, guardare il menù e vedere i tuoi occhi (bellissimi) che cercavano il piatto che avresti scelto.

– scelgo il vino? – chiedo sfogliando la carta del ristorante.
– uhm – fai tu da dietro il menù.
Lo scosto e ti guardo.
Rimani nascosta.
Non accenni nemmeno a spostare la testa.
– in che senso? – faccio io.
– scelgo io – rispondi mostrandomi gli occhi.
– ok, va bene –
Mi pare tu stia sorridendo, ma non ne sono sicuro.
Passo quindi al menù del mangiare.
Sono abbastanza indeciso.
Pesce o carne?
Arduo dilemma.
– hai scelto? – domandi.
– no, sono indeciso… –
– dai che ho fame… –
Appoggio il menù al tavolo e ti guardo: sei impassibile, non ti muovi a parte la testa che segue le righe delle varie pietanze.
Sorrido.
Do ancora un’occhiata e decido.
– prendo una bella orata ai ferri –
A quel punto abbassi il menù e mi guardi come se avessi scelto il peggior piatto sulla faccia della terra.
– non va bene? – sono un po’ interdetto.
Alzi le spalle, è un movimento impercettibile, ma lo noto subito.
– se ti piace… – fai cadere la frase così, alzando di nuovo la lista del mangiare.
Rimango basito, a onor del vero un po’ scocciato.
Mi allungo e sposto verso il basso la tua copertura.
Sorridi.
– mi stai prendendo in giro? – chiedo tamburellando le dita sul tavolo, nervosamente.
Tu le guardi, poi mi guardi negli occhi.
Sospiri, scrolli la testa e sooridi.
– sei proprio scemo, sai? –
– oh bè, grazie – rispondo innervosito.
– il mio scemo preferito – continui tu.
Faccio finta di non ascoltarti.
– è che non mi fido della tua capacità di giudizio… –
Ti guardo con la testa storta.
Alzo il dito indice della mano destra.
– sì? – fai tu sbattendo le ciglia.
– sono un cretino, davvero – scoppio a ridere e tu mi vieni dietro.
– prendi pure la tua orata ai ferri –
– grazie mille amore mio –
Metti una mano sulla carta dei vini.
– di questo me ne occupo sempre io… – fai una pausa teatrale – sai, la tua capacità di giudizio potrebbe farti prendere una cantonata… –
Alzo le mani, mi arrendo.

La cena andò benissimo e il vino che scegliesti era perfetto, l’avrei scelto anch’io.

Il problema è che questa scena si ripeteva ogni tanto, nelle più differenti occasioni.
Dal cibo al cinema, passando per vestiti, mete di viaggio e libri.
Sulla musica mi fidavo ciecamente.

– e comunque la mia capacità di giudizio nei tuoi confronti non è sbagliata, ti devi fidare –
– ma io mi fido… –
– e allora? –
– mi piace prenderti in giro –
– mi sembra un’ottima ragione la tua, molto matura… –
– vieni qui… –

E mi baciavi, e non capivo più niente.

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